Clima: presto dovremo dire addio a caprioli e cinciallegre
Il clima cambia troppo in fretta e gli animali non riescono a tenere il passo. Non stiamo parlando delle specie che già sappiamo essere a rischio di estinzione. Ma di quelle molto comuni e abbondanti, di cui non sospettiamo la scomparsa. Così il capriolo (Capreolus capreolus), la gazza (Pica pica) o la cinciallegra (Parus major) potrebbero essere spazzati via dalla faccia della Terra proprio a causa dei cambiamenti climatici.
A lanciare l’allarme dalle pagine della rivista Nature Communications è un team internazionale di 64 scienziati che ha esaminato oltre 10000 pubblicazioni scientifiche.
Nonostante la mole di studi analizzati, però, i ricercatori sono riusciti ad avere dati completi, che consentissero di avere una risposta definitiva, solo per 17 specie. Mentre per altre 1400 circa i dati accumulati sono troppo parziali per esprimersi in modo definitivo. Ma la risposta che emersa dallo studio è una di quelle che forse preferiremmo non ascoltare.
Gli animali ci provano a correre dietro il clima impazzito. Ma purtroppo le strategie messe in atto non sono sufficienti: nel lungo periodo potrebbero estinguersi. E questo vale soprattutto per specie molto comuni.
Nelle regioni temperate, per esempio, per star dietro alla primavera in anticipo, gli uccelli depongono prima le uova. Tutto per trovare cibo a sufficienza e sfamare la prole: con l’aumento delle temperature gli insetti di cui si nutrono sfarfallano prima. O ancora, gli uccelli migratori riducono le soste del loro viaggio per guadagnare tempo. Così facendo però rendono il lungo viaggio ancora più rischioso e arrivano – se arrivano – debilitati.
Infine ci sono specie che mettono in atto strategie che addirittura li danneggiano. Un esempio? I citelli della Columbia (Urocitellus columbianus) sono simpatici scoiattoli di terra nordamericani, ma stanno facendo la parte dei “belli addormentati”. Nonostante la primavera in anticipo, restano “a letto”, si svegliano troppo tardi dal letargo. E invece dovrebbero anticipare il loro risveglio, per correre dietro alla primavera. Così facendo trovano poco cibo e non riescono a immagazzinare sufficienti riserve energetiche per il prossimo inverno.
I risultati, quindi, sono preoccupanti. E per due motivi. Non solo perché le strategie messe in campo dagli animali per affrontare il clima che cambia non sono sufficienti. Ma anche perché indicano che a risentire del climate change saranno specie molto comuni. Così, avvisano gli scienziati, presto potremmo veder scomparire dai nostri giardini la cinciallegra e la gazza. O dai nostri boschi e colline il capriolo e persino la balia nera (Ficedula hypoleuca), la “regina delle faggete vetuste”.
Ma ci sono ancora brutte notizie. Tutti gli studi analizzati si riferiscono solo a specie terrestri o volatrici. E per di più tutte vivono nell’emisfero settentrionale. Cosa sappiamo delle altre? Troppo poco. Possiamo solo sperare di non arrivare tardi a capire che è… troppo tardi.
