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Апрель
2019

La patente per la bicicletta, proposta in Francia che piace anche all’Italia

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10 ore di formazione per imparare ad andare in bicicletta da bambini. È la proposta che la prossima settimana i ministeri dell’Interno, dei Trasporti, dell’Istruzione e dello Sport francese dovrebbero presentare la prossima settimana. L’obiettivo è insegnare già ai ragazzi a rispettare il codice della strada e ottenere una patente per i giovani ciclisti.

«È quello che io auspico per tutta Italia», dice Silvia Malaguti che si occupa delle attività didattiche di Fiab, Federazione Italiana Amici della Bicicletta Onlus, di Milano. «Dovrebbe essere una materia curriculare, obbligatoria fra la quarta elementare e la prima media quando qualcuno comincia ad andare in giro da solo. Sarebbe fare educazione civica e stradale».

Nel progetto francese i bambini fra i 6 e gli 11 anni potrebbero imparare le regole della sicurezza attraverso questo progetto gestito per il momento 1200 associazioni sul territorio. Sarebbero i genitori, in un primo momento, a dover decidere di iscrivere i figli, ma potrebbero anche essere le scuole a scegliere di inserire il programma nelle ore di lezione. «Il saper andare in bicicletta dovrebbe essere uno dei tratti fondamentali del saper vivere» secondo il presidente della Federazione Utenti della Bici francese che vorrebbe i corsi obbligatori e a cifre modiche per accogliere più bambini possibile.

L’obiettivo è diminuire gli incidenti in cui i morti aumentano del 2,4% ogni anno in Francia dal 2010. I dati di dicembre 2018 dicono invece che in Italia in media ogni 32 ore muore un ciclista sulle strade. Nel solo 2018 gli incidenti mortali con ciclisti sono aumentati secondo l’Istat del 9,6%.

In Italia esistono iniziative del genere, ma solo su base locale (di solito i vigili urbani) e con associazioni di volontari. «Sarebbe bene reintrodurre l’eduzione stradale all’interno dell’educazione civica», spiega Silvia Malaguti, «e sarebbe corretto parlare di educazione alla mobilità attiva a piedi e in bici anche per stimolare i bambini a farlo e a riportare a casa questi argomenti incentivando le famiglie a muoversi in maniera sostenibile, non inquinando, non ingombrando e non consumando».

Andare a scuola in bici, per esempio, porterebbe minore inquinamento, ma anche vantaggi per la salute dei bambini e la loro crescita in autonomia. Un’autonomia che deve arrivare però con delle regole. «I bambini fanno spesso l’errore di seguire pedissequamente quello che fa l’adulto davanti, invece devono pensare con la propria testa perché stanno guidando un loro mezzo e devono capire di potersi fermare scegliendo quando farlo. I ragazzini più grandi devono avere invece maggiore informazione sui cartelli stradali, che si possono imparare già dalle prime uscite, e comprendere i limiti di quello che si può fare e che invece non si può come le acrobazie in strada».

Il punto è calibrare le proprie azioni in base anche al fatto che ci sono anche altri. «Far andare i bambini a piedi per strada o in bici», dice Silvia Malaguti che è anche autrice di Bimbi in bici edito da Ediclico, «è importante per far imparare a livello di esperienza la velocità di una macchina per comprendere se rallenterà o meno».

Il casco è necessario anche se non ancora obbligatorio, ma è un’abitudine che va presa, anche se la prima cosa da fare è la riduzione dei flussi di traffico. «In strada siamo persone, non mezzi e tutti devono poter scegliere in sicurezza il mezzo di trasporto che preferiscono». Si parte dai bambini che devono essere consapevoli e attivi, oltre che autonomi, ma anche capaci di usare le mani perché i corsi dovrebbero insegnare a riparare una camera d’aria. Si passa agli adulti che molto spesso sbagliano: per esempio tengono i bambini dietro e, invece, dopo aver imparato le regole base e i cartelli, è meglio mandarli davanti per essere alle loro spalle a proteggerli.

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