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Май
2021

Marina Di Guardo: «Quando la vita ti prende a schiaffi»

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Il libro possibile 2021
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I cambiamenti non spaventano Marina Di Guardo. La scrittrice (e mamma delle tre Ferragni) che «dagli schiaffi che riceviamo dalla vita possono sempre nascere nuove opportunità» l’ha capito presto. E nell’ultimo anno e mezzo, quello del buio per il mondo intero, l’ha ben tenuto a mente. E ora, con lo sguardo rivolto in avanti, verso quello che verrà, puntando al meglio. Le prossime tappe? Un’estate che sa di ritorno alla vita, un nuovo libro e l’appuntamento – il prossimo luglio – al Festival de Il Libro Possibile, l’appuntamento culturale che da 20 anni celebra la letteratura e l’estate pugliese. Quest’anno, per festeggiare l’importante anniversario, raddoppia: dal 7 al 10 luglio a Polignano a Mare e dal 28 al 31 luglio a Vieste. «È uno degli eventi culturali di piazza più rilevanti e resilienti d’Italia», fa sapere la direttrice Rosella Santoro, «un traguardo particolarmente importante, esito di un cammino pieno di ostacoli ma condotto sempre con grande entusiasmo ed emozione».
«È solo incontrando gli altri che si crea empatia», continua Di Guardo, che è appena tornata agli incontri con i lettori in presenza, «Puoi scoprire chi c’è davvero dietro quel libro, e cosa ne è venuto fuori da chi l’ha letto».

Il peggio è passato, si spera. Come definirebbe questo periodo?
«Decisamente ricco di attesa, di voglia di vivere. Ci sono tavoli di bar e ristoranti dappertutto, c’è questa atmosfera da sagra paesana. La vita che ha ripreso, che ci fa sperare in un ritorno alla normalità. Certo, sempre con le mascherine e rispettando il distanziamento. Il Covid è stato una prova davvero difficile da affrontare, una sorta di terza guerra mondiale. Devastante. Con effetti e ripercussioni, dal piano psicologico a quello economico, che ci porteremo dietro per un bel po’».

A luglio sarà la sua prima volta al Festival de Il libro possibile. Festival, che è diretto da una donna (Rosella Santoro, ndr), e che vede ogni anno la presenza di sempre più autrici.
«Sono emozionata, partecipare è un grande onore. Le donne spesso sono ancora messe da parte in molte situazioni ed è un peccato. Ci sono tantissime autrici del passato che meriterebbero di essere conosciute e apprezzate ancora di più, e questo purtroppo vale ancora per il presente».

Le sue origini sono al Sud, in Sicilia. Che rapporto ha con le radici?
«I miei genitori erano siciliani, e a me sembra davvero di appartenere a quella terra, nonostante non ci abbia mai vissuto. E sono molto legata anche alla Puglia, ci vado spesso per vacanza e per presentare i miei libri».

Il suo ultimo romanzo, Nella buona e nella cattiva sorte, affronta anche il tema della violenza contro le donne.
«Purtroppo sempre di drammatica attualità. Non bisogna mai smettere di parlarne, la pandemia ha anche peggiorato molte condizioni. Molte donne si sono trovate a vivere situazioni drammatiche, costrette a far finta di chiedere una pizza per ricevere aiuto. Noi donne dobbiamo fare rete, esserci le une per le altre. Essere sorelle davvero».

Da dove iniziare?
«Nel provare a cambiare mentalità. È un problema che coinvolge ancora tutte le generazioni. Bisogna parlarne in famiglia, insegnare ad amare, a rispettare le persone. Spesso chi è violento contro le donne è cresciuto in un’atmosfera di violenza. I figli maschi vanno educati alla cultura del rispetto, spesso in alcune famiglie permane ancora la mentalità che un figlio maschio sia «migliore» rispetto a una figlia femmina. E poi credo sia necessario dare tante attenzione anche alle proprie figlie. Una figlia che si sente amata, compresa, stimata sarà una donna risolta. Non accetterà un amore malato, o almeno riconoscerà più facilmente che quello non è amore».

Da madre di tre figlie (Chiara, Francesca e Valentina Ferragni, ndr), e adesso anche da nonna di una bambina (Vittoria Lucia Ferragni, secondogenita di Chiara e Fedez, ndr), quale ritiene sia il consiglio più importante?
«Il rispetto verso gli altri, ma anche verso se stesse. Rispettarsi, capirsi, perdonarsi, accettare di essere anche diverse dagli altri. Non c’è mai né sbagliato, né giusto, io sono come sono e ho il diritto di esprimermi al meglio. Io sono sempre stata vicino alle mie figlie, ho provato a incoraggiarle il più possibile. Credo che tarpare le ali ai figli sia la cosa peggiore».

Il suo rapporto con la scrittura è cambiato in questo periodo di lockdown?
«Ho approfittato del momento in cui siamo stati reclusi, o in cui potevamo fare al massimo una passeggiata, per andare avanti col mio romanzo. Uscirà a fine ottobre, potevo prendermela con calma, ma ho deciso che invece dovevo darmi da fare. Io di solito dormo poco, così mi sono svegliata ogni giorno prima delle 6 e dopo colazione mi sono messa a scrivere. Con coerenza e costanza. Ho finito il libro 10 giorni fa. Sono molto soddisfatta che da un periodo così brutto sia riuscita a tirarne fuori qualcosa. Me l’ero messo in testa: voglio creare da qualcosa di molto brutto qualcosa di molto bello».

A vedere il bicchiere mezzo pieno si impara?
«Basta pensare che dagli schiaffi che riceviamo dalla vita, possono sempre nascere nuove cose. Basta cambiare stile, modo di pensare. La vita è questa: eventi belli, e meno belli. Noi dobbiamo mettercela tutta. Io credo di averlo imparato quando è nata la mia terza figlia. Valentina è nata minuscola, alla 26esima settimana. Siamo stati tre mesi in ospedale, non sapevo come e se ne sarebbe uscita. Lo ricordo come un periodo difficilissimo, duro, ma che mi ha fatto capire se si ha voglia di crederci, alla fine sarai felice di aver affrontato quella situazione con tutta te stessa. Per me la più grande vittoria è stata essere riuscita a portarla a casa».






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