Lindsey Vonn: «Con la moda esprimo me stessa (e gli insegnamenti di papà)»
Ritrovarsi in una stanza di albergo con Lindsey Vonn vuol dire essere in tre in pochi metri quadri. Tu, lei e la sua personalità. È incredibile come la sciatrice più vincente di sempre, parte intoccabile del Gotha degli sportivi, riesca solo con la sua presenza a incantare e, in un certo senso, provocare una sorta di reverenza bonaria. La incontriamo all’hotel Cortiina di Monaco di Baviera in occasione di ISPO, la fiera degli sport invernali più importante d’Europa.
Lindsey Vonn è Brand Ambassador per Head Sportswear e questa collaborazione ha fatto nascere la sua prima collezione di abbigliamento da sci, la linea Legacy, caratterizzata da un look e da uno stile unico che unisce materiali innovativi ed eleganza, ispirandosi a un design rètro. E di questa eleganza ci si accorge già varcando la soglia della sua suite d’albergo. La leggenda dello sci è in piedi di fronte alla finestra, con una luce di sole invernale che le esalta i capelli biondi e il viso valorizzato da un make up impeccabile.
Con lei Lucy, il suo cane razza Cavalier King diventata compagna inseparabile e portafortuna. «Lucy è italiana! Arriva da Bologna», dice con un entusiasmo colorito dall’accento del Minnesota. Tacco alto, pantalone bianco e maglione scuro. Bella esattamente come ci si aspetta che sia.
Da dove arriva questa passione per la moda?
«Sembrerà strano, ma da mio padre. Era lui a spingere affinché ogni volta che uscivo di casa esprimessi il meglio di me e fossi in ordine il più possibile a livello di abbigliamento e aspetto. Così si è sviluppata la mia passione per il make up e la moda. Mi sentivo a mio agio a mettere i miei vestiti migliori anche solo per andare in chiesa. Fin da bambina, grazie alla sua spinta, ho coltivato una forte attitudine verso il mondo del fashion».
Una passione che si è mantenuta nel tempo?
«Assolutamente sì. Il problema è che diventando grande e avendo a che fare con l’abbigliamento e le protezioni necessarie per sciare, mi sono resa conto di quanto fosse sempre più difficile esprimere me stessa e il modo in cui desideravo apparire al mondo. Indossare un casco ti mette una sorta di barriera verso l’esterno: diventi un osservatore ma nessuno riesce a guardarti negli occhi. In un certo senso, la divisa da gara uguale per tutti, gli scarponi che ti rendono sempre un po’ goffa, le varie protezioni e gli stessi guanti che ti coprono le mani e quindi l’espressività, non permettevano di esprimere la mia personalità fino in fondo».
Ora si sente più libera?
«Ora che mi sono ritirata posso finalmente fare dell’abbigliamento da sci qualcosa che parla di me per creare capi di uno stile diverso, con i colori che amo. Insomma, avere a che fare con tutti gli aspetti della moda che mi appassionano. Mi piace uno stile semplice tendente al classico, ma di carattere e con colori brillanti».
Lei ha un idolo in questo mondo?
«Amo Rihanna, anche se so che non mi vestirei mai come lei nonostante adori il suo look. Mi piace il fatto che riesca a fare sempre qualcosa di diverso, a spingere più in là in confini del fashion come forma di espressione pura. Dall’altra parte mi vedo molto vicina a Jennifer Aniston, con il suo stile pulito e classico e vorrei arrivare a creare una sorta di mix tra questi due modelli. Per me rappresenterebbe davvero la perfezione perché sarebbe classico ma al contempo stiloso. Ovvio, senza arrivare allo stile unico di Rihanna, però prendendone ispirazione».
Pensa che se non avesse sciato, avrebbe seguito la sua passione per la moda?
«Quando ero piccola disegnavo qualche abito, facevo schizzi perché mi divertiva, ma non ci ho mai pensato seriamente. Ero talmente appassionata e dentro al mondo dello sci che quello per la moda lo vedevo più come un gioco e non come un sogno di carriera. Io volevo spingere forte sulle lamine… e meno male che non ho abbandonato questo obiettivo! Non mi avanzava molto tempo fuori dal mondo neve quindi i miei schizzi sono rimasti un qualcosa che ho tenuto in un cassetto che, ora che ho più tempo, ho deciso di riaprire».
Qual è il suo stile?
«Mi piace molto tutto ciò che è vintage, tornare indietro alle forme classiche non solo in ciò che vedo per la mia collezione, ma anche nel mio personale modo di vestire. Per quanto riguarda il mondo dello sci, ho sempre amato gli anni ’70 perché erano davvero molto fashion: stilosi, ricercati, con grandi stivali e le forme messe in risalto».
Ha disegnato per Head o si è limitata a dare dei suggerimenti?
«Abbiamo fatto diversi meeting in azienda per il design, i colori e le forme. Sono stata molto coinvolta per far crescere la collezione e ovviamente ho dovuto imparare tutto su come funziona questo mondo. Head mi ha insegnato una sorta di seconda professione che si è legata alla passione che già c’era ed è così che è nato il mio stile personale. E mi piace molto perché finalmente posso avere dei capi con cui esprimermi anche sulla neve, cosa che non ho mai potuto fare fino in fondo».
Per molto tempo lei è stata una sorta di modello per le sciatrici di tutto il mondo. Prima di lei non era normale vedere atlete truccate, pettinate in modo così impeccabile o comunque sempre curate. È consapevole di aver cambiato questo sport?
«Penso sia sempre importante riuscire a esprimere sé stessi. Non siamo tutti uguali. Certo, la cosa più importante per uno sciatore è avere un suo stile nel modo di sciare, nell’aggredire la pista e rendersi riconoscibili sempre, questo è indubbio. Ma il solo fatto di avere casco e maschera non può e non deve essere mai un deterrente per evitare di dire al mondo chi siamo al di fuori della nostra performance sportiva. Mostrare la personalità è qualcosa di fondamentale, e si può tradurre nella cura del make up, dell’acconciatura e di sé stesse. Per fortuna ora questo mondo è cambiato rispetto all’inizio e il truccarsi non è più visto come un simbolo di leggerezza da parte di un universo, quello della Coppa del Mondo, che ha avuto una forte connotazione maschilista».
Perché, lei si sentiva giudicata per quello che era e come si presentava in gara?
«Beh, sì. Molto. All’inizio mi prendevano in giro, in un certo modo era come se non mi prendessero sul serio solo perché adoravo essere in ordine, avere un viso truccato nonostante maschera e casco. Era una sorta bullismo e io non capivo perché disapprovassero così tanto un qualcosa che io ritenevo tanto normale. Per fortuna la cosa non mi ha mai ferito più di tanto, io ero e sono questa al di là di qualsiasi commento».
Siamo all’hotel Cortiina…cosa le fa pensare?
«Lo so! Sembra una coincidenza! Adoro Cortina. È uno dei luoghi che mi piacciono di più e a cui ho legati molti ricordi. Sono così contenta che le Olimpiadi siano state assegnate all’Italia, a Milano e alla Perla delle Dolomiti e sarà bellissimo parteciparvi anche solo come spettatrice, tifare per Sofia Goggia e tutto il mio team americano. Sono così gelosa di non poter gareggiare in quella occasione. Cortina rappresenta davvero il connubio di ciò che amo di più: la neve e la moda. Mi limiterò a osservare le gare, magari pensando a una linea dedicata proprio a Cortina e alla sua incredibile storia».
