Ferrara, maxi-inchiesta revisioni taroccate: oltre 70 rischiano il processo
FERRARA. Ultime battute per la maxi-inchiesta sulle mazzette e le false revisioni alla Motorizzazione civile di Ferrara. Entro i primi di settembre partiranno le richieste di rinvio a giudizio che coinvolgeranno circa un terzo degli attuali indagati: i numeri che escono dalla procura indicano, allo stato attuale dell’inchiesta, 76 notifiche di conclusione delle indagini preliminari (da recapitare entro il 10 luglio, il preludio per la richiesta di rinvio a giudizio che sarà valutata dal gip), 121 richieste di archiviazione, 35 ipotesi di patteggiamento (un dato che potrebbe modificarsi perché è legato in buona parte alle strategie difensive degli indagati). In tutto 232 posizioni (indagati) confluite nella maxi-inchiesta che ha impegnato magistratura, guardia di finanza e polizia stradale dal novembre 2018 al maggio 2019 per l’acquisizione degli indizi.
Dallo scorso gennaio quelle notizie di reato hanno alimentato la fase istruttoria del procedimento, con 174 interrogatori che hanno preso spunto dalle dichiarazioni di Cesare Franchi, ingegnere della Motorizzazione di Ferrara e primo collaboratore dell’inchiesta: sue le prime ammissioni ma anche le ricostruzioni che hanno consentito di far luce sui meccanismi che regolavano l’attività illegale di una comunità liquida e variegata composta da meccanici, titolari di officina e di agenzie di autopratiche, società di trasporti e semplici padroncini, funzionari della Motorizzazione.
Collabolatori premiati. Da quegli interrogatori è partita la reazione a catena che ha alimentato il motore dell’inchiesta fino ad oggi: 107 capi di imputazione, uno solo dei quali si è rivelato infondato, che riuniscono sotto il loro ombrello giuridico-penale 320 reati, tra i quali la corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio e la corruzione per atto di ufficio, condotta – quest’ultima – alla quale è stata riportata in diversi casi la qualificazione del delitto più grave, quello compiuto per un atto contrario ai doveri di ufficio, che presenta un carico penale molto più elevato. La legge prevede incentivi per chi collabora con la giustizia per il reati compiuti contro la pubblica amministrazione, uno schema mutuato dalla legislazione anti-mafia: si può accedere a una riduzione di pena fino a due terzi e alla possibilità di usufruire dell’esecuzione di pena fuori dal carcere (domiciliari). Il quadro uscito dall’esame di oltre 200 indagati conferma la pervasività dei reati che è anche il presupposto di un modello di corruzione “minimale”, basata su dazioni che potevano variare, per “saltare” il controllo tecnico sul mezzo o anticiparlo, dai 100 ai 250 euro, condotte spesso reiterate per più veicoli e quindi alla base di più reati. Assieme a Cesare Franchi, le posizioni penali più visibili sono quelle di Edoardo Caselli, funzionario della motorizzazione, e Alessandro Barca, intermediario, che non hanno “parlato” col pm. Chi è stato inserito nella lista delle richieste di archiviazione ha potuto dimostrare di non essere il proprietario del mezzo o della società che lo aveva in carico o il beneficiario dell’atto illecito o di essere all’oscuro di come sono stati poi utilizzati i soldi versati. Della richiesta di archiviazione beneficeranno anche alcune posizioni che hanno suggerito agli inquirenti il cosiddetto “ragionevole dubbio”.
I filmati che hanno dimostrato le corruzioni con i versamenti del pattuito in corso costituiscono la base fondamentale dell’inchiesta, le intercettazioni telefoniche e gli interrogatori hanno consentito di definire nei dettagli le responsabilità individuali. I patteggiamenti andranno da un minimo di un anno a 3 anni e 5 mesi (ma dipende anche da quanti reati sono stati commessi), chi ha collaborato in modo convincente potrà spuntare una pena sotto i 5 anni, ma potrà anche tentare altre vie processuali per abbassare l’eventuale condanna.
Nel corso dell’inchiesta sono state sequestrate 358 carte di circolazione, molte sono state restituite dopo l’esecuzione delle revisioni, un centinaio entreranno nei fascicoli processuali. Col pm Andrea Maggioni hanno collaborato il luogotenente della finanza, Roberto Piscitelli, l’assistente capo della polstrada Ignazio Monari e il viceispettore Fabio Zaccarini, l’ex comandante della Gdf Antonio Onorato e l’attuale, Massimo Ciarlantini, gli appuntati della Gdf Luca Vitiello e l’appuntato Sergio Boccia, l’agente scelto Giuseppe Badalì. —
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