Spal, prende il via la gestione Tacopina: Modolo e Zuculini gli uomini di fiducia
FERRARA. Presidente. Proprietario. Boss. Number one. Lo si chiami come meglio si preferisce, all’italiana o all’americana. Sta di fatto che Joe Tacopina ormai è il nuovo uomo forte della Spal, rilevata dalle mani della famiglia Colombarini (e di Walter Mattioli, che deteneva il 10% del pacchetto azionario). Per l’ufficialità si attende solo il cosiddetto closing, previsto entro i primi giorni di agosto, ma ormai - come noto - il passaggio di consegne è cosa fatta, o bene incamminata. Chi parla forbito sa che l’ultimo passaggio è la due diligence, poi ci saranno le firme. Ma la stretta di mano dell’altro giorno tra Simone Colombarini e l’avvocato statunitense è ben più che un atto simbolico.
Tacopina è già operativo. Non a caso si è messo a tavola con mister Clotet e con il d.s. Zamuner. Il mercato non lo fa lui, il Joe stars and stripes, ma di mercato ha parlato. Lanciando qualche suggestione-desiderio-indicazione. Una su tutte: Marco Modolo. Trattasi del capitano del Venezia, solido difensore centrale di esperienza, legato a doppio filo a Tacopina, che proprio di recente, commentando la promozione in serie A della società da lui rilevata e rilanciata (dalla D post fallimento alla B), ha dichiarato: «Sono estremamente orgoglioso del lavoro del mio team visto che il Venezia è approdato nel palcoscenico più importante dopo aver toccato il fondo sei anni fa. La maggior parte di questi giocatori promossi in A hanno iniziato con me. Il difensore e capitano del Venezia, Marco Modolo, è come un figlio. Sei anni fa era quasi un ragazzino...».
Ecco, adesso questo figliolo può, potrebbe, dovrebbe ritrovare il proprio papà calcistico. A dispetto del proprio status (32 anni, sei campionati consecutivi nel Venezia di cui gli ultimi quattro in B con - rispettivamente - 39, 34, 32 e 29 presenze), e di un contratto fino al 2023, capitan Modolo è oggetto di riflessioni in casa arancioneroverde, ove per la serie A si vorrebbe un profilo diverso. Una breccia in cui Tacopina ha detto agli uomini-mercato spallini di infilarsi subito. Il discorso è avviato, il contatto “di famiglia” tra Joe e Modolo dovrebbe essere un bel grimaldello, così come l’ottimo rapporto tra le due proprietà statunitense (quella veneziana continuazione proprio della gestione Tacopina) e l’eccellente dialogo tra i diesse Zamuner e Collauto. Diplomazie al lavoro.
Ed altrettanto non è un mistero che Tacopina gradirebbe ricongiungersi con Franco Zuculini, l’altro suo pupillo ai tempi del Venezia. Il 30enne centrocampista argentino, un tempo enorme promessa (frenata da qualche infortunio di troppo), uomo coltivato, giramondo, ex di mille squadre, è fiero e fedele paladino di Tacopina. Che a gennaio lo avrebbe voluto portare a Catania nonostante non fosse proprietario degli etnei ma solo in trattativa (mai concretizzatasi) per acquisire i siciliani. Zuculini all’epoca non riuscì a liberarsi dagli uruguagi del Danubio, ma all’avvocato newyorchese mandò un esplicito messaggio in inglese, che qui traduciamo: «Pres, non posso credere che non stiamo insieme a causa di qualche distrazione (del procuratore; ndr). Sono molto triste, fidati. Voglio combattere al tuo fianco. Mi preparerò ad essere più forte che mai per la prossima stagione. Sarò qui per ciò di cui hai bisogno, non dimenticare che sono un tuo guerriero». Ecco, la prossima stagione è questa della Spal, ed il guerriero vuole dire sì alla chiamata del comandante. Il giocatore è svincolato da fine aprile, ma a centrocampo - alla Spal- c’è traffico intenso, quindi qualche pedina dovrà necessariamente essere ceduta.
Nel mentre, la Spal si aggiudica due giovani attaccanti, rispettivamente in prestito da Atalanta e Sassuolo. Dopo Emmanuel Latte Laht, 22enne ivoriano rilanciatosi nella Pro Patria, ecco Jacopo Pellegrini, classe 2000, adatto a tutte le soluzioni offensive, non uno spaccareti (6 gol nel Gubbio alla prima esperienza professionistica) ma accompagnato da lusinghiere referenze.
Poi, certo, Tacopina dovrà dare a Zamuner un budget che consenta di fare anche dell’altro.
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