Lo scienziato pavese: «Chi non si vaccina farà il Covid, contagi in aumento per le varianti»
PAVIA. «Si prevede un aumento dei contagi nelle prossime settimane o mesi. Chi non è vaccinato dovrà quindi aspettarsi di fare il Covid e la gravità dipenderà dall’età». Davide Zella, 57 anni, cresciuto al quartiere Città Giardino a Pavia, osserva l’andamento della pandemia da una postazione di eccellenza: il suo laboratorio all’Istitute of Human Virology dell’Università del Maryland, negli Usa, di cui è codirettore e dove da biologo molecolare studia, tra le altre cose, le mutazioni del virus. Lo scienziato dal 1992 lavora a stretto contatto con Robert Gallo, tra gli scopritori del virus dell’Aids. Da alcuni giorni è nella sua Pavia, dove mantiene i suoi affetti e ritorna un paio di volte l’anno.
Zella, parliamo di vaccini. Stanno funzionando?
«I dati che arrivano in particolare da Israele, Inghilterra e Stati Uniti parlano chiaro: i vaccini funzionano benissimo per quanto riguarda i decessi, che risultano quasi azzerati. Così anche per i sintomi, che sono contenuti nei vaccinati, soprattutto dopo la seconda iniezione. In sostanza con il vaccino ci si ammala meno gravemente e si muore in casi rari. Poi, però, ci sono le infezioni».
Cioè ci si può contagiare lo stesso.
«Le infezioni risentono delle varianti, quindi con la Delta, ad esempio, ci si può contagiare lo stesso perché si diffonde di più ma resta valido il principio spiegato prima: se vaccinati ci si contagia meno e i sintomi sono più contenuti. Oggi il 98% di chi entra in ospedale o muore non è vaccinato. Il vaccino dunque, al netto delle patologie che possono concorrere, fanno la differenza.
Quindi cosa dobbiamo aspettarci? Si può immaginare una situazione in cui si riuscirà a convivere “serenamente” con il virus?
«Il passato ci fornisce qualche lezione. Se non subentreranno altre varianti magari più aggressive possiamo aspettarci un rialzo dei contagi tra settembre e ottobre, ma il numero dei morti sarà direttamente proporzionale ai non vaccinati e sarà concentrato nella fascia più anziana della popolazione».
Colpa della variante Delta?
«La variante Delta non sembra causare più morti ma si diffonde più in fretta. Nelle prossime settimane è presumibile che lo farà a macchia d’olio. Quindi i non vaccinati vanno incontro lo stesso all’immunizzazione, ma contagiandosi».
Quindi meglio il vaccino.
«Ma non si può costringere tutti a farlo, a parte alcune categorie, anche perché non c’è una disponibilità sufficiente di vaccini. Anche convincere non è facile. Bisogna però spiegare a cosa si va incontro».
Serviranno altri lockdown?
«Solo perché alcuni non si vogliono vaccinare? Direi che come messaggio sarà difficile da far passare. Diverso il discorso per chi non può vaccinarsi o per le categorie fragili che hanno una bassa risposta anticorpale: loro dovranno continuare a essere tutelati».
Quindi le mascherine le continueremo a indossare?
«Sì, più per tutelare chi non può fare il vaccino. Se ne potrà fare a meno solo d’estate e all’esterno, ma con il ritorno nei luoghi chiusi sarà necessario indossarle ancora».
C’è la speranza che il virus diventi meno aggressivo o sparisca del tutto?
«È possibile che muti fino a perdere la sua patogenicità, ma non sappiamo in quanto tempo ed è poco probabile che sparisca a seguito delle vaccinazioni. Però i vaccini finora sono riusciti a controllare tutte le varianti. Sarà quindi importante studiare le mutazioni dopo le vaccinazioni per individuare quanto prima l’emergere di ceppi resistenti».
Negli States hanno riaperto anche gli stadi. Più bravi di noi?
«Le aperture dipendono dalle zone, non tutti gli Stati hanno riaperto tutto e non tutte le giurisdizioni locali. Ma dove è stato fatto è perché le vaccinazioni erano molto alte, anche del 90%. Più bravi? In realtà negli Usa c’è più disponibilità di vaccini, ci sono stati centri vaccinali grandi come uno stadio. Il sistema migliore è in Israele, dove si è proceduto da subito per classi di età e non per categorie».
Per la finale degli europei di domenica, Wembley è il primo stadio europeo tutto esaurito dopo due anni. Giusto così?
«Sospendo il giudizio. Alla scienza servono dati. Diciamo che potremo usarlo come esperimento per avere maggiori informazioni sulla diffusione del virus all’aperto». —
