Pavullo. In India per adottare un bimbo «Il cuore oltre tutti gli ostacoli»
Daniele Montanari
Pavullo. Quando si dice amore senza confini. Una coppia di Pavullo, nonostante tutti i timori legati alla variante Delta, è volata in India per adottare un bimbo, coronando un sogno iniziato sei anni fa, con l’avvio dell’iter internazionale. Doveva rientrare il 7 con il piccolo, ma ci sono state complicazioni legate al rilascio del visto da parte dell’ambasciata italiana. Il contatto però è continuo, e la situazione potrebbe sbloccarsi già in queste ore.
Si tratta di Francesca Magnani, conosciutissima direttrice del coro parrocchiale di San Bartolomeo, e di suo marito Marco Covili Faggioli, dirigente del gruppo ceramico Fincibec di Sassuolo. Sono partiti il 25 giugno, prendendo il coraggio a due mani: primo volo ad Amsterdam e poi otto ore di secondo volo fino a Nuova Delhi, poi un’altra ora e mezza di terzo volo per Patna, capitale dello Stato di Bihar, nell’India nord orientale. Da qui, tre ore e mezzo di macchina (71 km tra strade già di per sé piuttosto precarie, poi mettici in mezzo bici, mucche e capre…) per raggiungere la cittadina di Muzaffarpur, dove ha sede un istituto che ospita bimbi abbandonati. Qui domenica 27 giugno il momento magico: il primo incontro con Suraj, il bimbo di quattro anni a cui hanno donato una nuova vita lontana dalla miseria in cui viveva dall’età di un anno, quando fu abbandonato dalla madre.
«Da tre anni aspettava una famiglia – raccontano Francesca e Marco da un hotel di Nuova Delhi, dove sono ora con lui – incontrarci per la prima volta è stato qualcosa di indescrivibile: noi l’abbiamo amato da subito, e così lui». «Tanto che – specifica Francesca – non voleva più tornare in stanza con gli altri bimbi: ha preso per mano Marco portandolo giù per le scale perché voleva partire subito con noi. Una tata gli ha detto che doveva aspettare ancora un giorno: alla fine si è convinto, ma c’è voluto un po’».
Lunedì 28 il ritorno e la partenza: finalmente Suraj, il cui nome significa in hindi “il Sole”, ha potuto dire di avere una mamma e un papà. Le adozioni non sono frequenti qui: il fatto è stato così speciale da meritarsi un articolo sul quotidiano locale, tra mille festeggiamenti per il futuro migliore che attendeva Suraj. Quindi destinazione Nuova Delhi. E l’attesa per un timbro sul suo passaporto che ne autorizzi l’ingresso in Italia.
Dovrebbe essere agli sgoccioli: sarebbe stata dura comunque la permanenza forzata, ma ancor di più in un contesto segnato dalla variante: «Dovevamo partire il 1° maggio – ripercorrono Francesca e Marco – poi è stato tutto bloccato con l’esplosione dei contagi in India. Ma adesso, visto che ci siamo vaccinati entrambi, anche se il viaggio era sconsigliatissimo abbiamo deciso comunque di partire: non potevamo aspettare oltre. Qui in realtà abbiamo trovato una situazione non drammatica come era stata dipinta: non è che la gente muoia per strada, la pandemia sembra sotto controllo, specie negli Stati del nord. Cerchiamo comunque di essere prudenti al massimo, in tutto. Al ritorno ci aspetta di sicuro la quarantena, anche se non sappiamo ancora dove potremo trascorrerla, speriamo a casa. Ma poco importa: ciò che conta è che saremo in tre». —
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