Premio Strega 2021: vince Emanuele Trevi (ma anche Geppi Cucciari)
Doveva essere l’anno delle donne o, almeno così dicevano allo scrutinio che aveva portato all’individuazione dei cinque finalisti. Invece, ad avere la meglio al Premio Strega 2021 è stato Emanuele Trevi con un libro, Due vite, pubblicato da Neri Pozza, capace di raccontare in maniera dolce e brillante la vita di due suoi cari amici, Rocco Carbone, l’impetuoso «che si guastava il sangue per futili motivi», e Pia Pera, la Mary Poppins che «non tollerava che si potesse attribuirle la minima ombra di malafede». Nella suggestiva cornice del Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, Trevi vince il premio grazie a 187 voti, seguito da Donatella Di Pietrantonio (Borgo Sud, pubblicato da Einaudi), da Edith Bruck (Il pane perduto, pubblicato da La Nave di Teseo e vincitore dello Strega Giovani), da Giulia Caminito (L’acqua del lago non è mai dolce, pubblicato da Bompiani), e, infine, da Andrea Bajani (Il libro delle case, Feltrinelli).
https://twitter.com/PremioStrega/status/1413262783387471874«Lo dedico a mia madre che è mancata durante questo periodo infernale della storia umana che si sarebbe divertita a vedermi in televisione. E poi a un amico, Lorenzo Capellini, che è in un momento di difficoltà e mi è stato vicino fino a qualche giorno fa, nel pieno di questa avventura» ha detto Emanuele Trevi che, a dire il vero, alla vittoria del Premio Strega ci era andato vicino già nel 2012 con Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie). Romano, classe 1964, Trevi ha scritto, tra gli altri, I cani del nulla (Einaudi, 2003) e Il libro della gioia perpetua (Rizzoli, 2010): al Premio Strega 2021, dopo l’esclusione di Teresa Ciabatti con Sembrava bellezza (Mondadori), era dato subito per favorito e l’esito finale non ha tradito la previsione.
https://twitter.com/RaiTre/status/1413253293195898880A dettare il ritmo della serata, andata in onda in seconda serata su Raitre, è stata, poi, una straordinaria Geppi Cucciari che ha tenuto le fila di un evento destinato a infrangere in qualche modo la serietà polverosa che, spesso e volentieri, viene associata al mondo dell’editoria italiana. Consapevole di quanto il gotha letterario si prenda sul serio, specialmente quando si affaccia in maniera svogliata in un mezzo così «volgare» come la televisione, Cucciari non ha perso tempo e, dall’inizio alla fine, ha costruito uno show nel quale ha cercato di provocare una reazione in chi cercava in tutti i modi di darsi un contegno e di apparire emotivamente distaccato, più attento a cercare le parole giuste per non sfigurare che a godersi la serata prendendola così com’è. Non sappiamo se gli organizzatori e gli editori siano stati contenti di questo approccio così fresco e persino un po’ provocatorio, ma di sicuro gli spettatori questa finale se la ricorderanno come una delle più spensierate degli ultimi anni, e un po’ ci voleva.
