Il romanzo di Emanuele Macaluso, il comunista che disubbidiva
PADOVA. Negli ultimi due anni della sua vita lunga quasi un secolo, Emanuele Macaluso ha raccontato a un giornalista e amico molto più giovane come Concetto Vecchio, frammenti di una vita ricchissima di esperienze, di svolte, di passaggi. Non una esposizione cronologica, ma un racconto, cui poi Concetto Vecchio ha rimesso mano, collegando i fili sparsi, grazie ad altre interviste, ai giornali d’epoca, ai libri. Dunque “L’ultimo compagno” (Chiarelettere, p. 240, 16 euro) non è del tutto una biografia. È piuttosto il racconto di un uomo anche contraddittorio nella sua esperienza di vita, intriso di sicilianità nonostante gli oltre 60 anni vissuti a Roma, lucidissimo nelle analisi anche dopo i 90 anni, eretico per vocazione, pur militando nel PCI della ortodossia.
Ed è anche il racconto di un’amicizia tra uomini di generazioni diverse, perché Concetto Vecchio è in qualche modo coprotagonista della storia, perché le vicende della vita di Emanuele Macaluso non gli scorrono addosso, come del resto non possono semplicemente scorrere addosso al lettore; e non solo perché sono pezzi di Storia.
Certo di Storia ce ne è tanta. Macaluso è stato a fianco di Togliatti, poi di Berlinguer, ha vissuto da protagonista per quasi 50 anni le vicende di quello che è stato il più grande partito comunista d’occidente. È stato direttore dell’Unità, è stato amico di molti, ha conosciuto dall’interno tutti i meccanismi della politica del dopoguerra. Quando lo si ascolta (sì, perché anche leggendo si sente la sua voce con l’incancellabile inflessione siciliana) parlare della Sicilia degli anni trenta, dei minatori con cui ha convissuto, della tubercolosi che doveva farlo morire prima dei 30 anni si avverte potente l’enormità delle trasformazioni cui ha assistito, cercando sempre di non farsi superare da queste.
Concetto Vecchio gli fa raccontare dei suoi articoli pubblicati ogni mattina su Facebook – sempre citati dai giornali– ma in realtà scritti a penna sulla carta e trascritti e postati da un amico, in un mix tra passato e contemporaneo che racconta molto del personaggio. La Caltanissetta in cui è nato e cresciuto era popolata da personaggi come Brancati, Sciascia, Pompeo Colajanni, ma il suo comunismo veniva dalle scuole di avviamento che aveva frequentato, dai compagni finiti sfruttati in miniere che sapevano ancora di Ottocento.
Un altro mondo, anche nei costumi. Vecchio ha ritrovato – dopo la morte di Macaluso a gennaio – i documenti di un processo per adulterio che Macaluso ha subito a 19 anni, quando sfidando tutti andò a convivere con una donna, la madre dei suoi figli, che aveva 22 anni ed era sposata e maltrattata. I documenti giudiziari con accluse le lettere d’amore; perché se la politica è stata la grande passione di Macaluso, le donne state altrettanto importanti, con lunghi e complessi legami che raccontano anch’essi le trasformazioni epocali che fino ai suoi ultimi giorni Macaluso ha vissuto.
