In fuga dall’albergo Covid tre dei 14 senzatetto delle Reggiane contagiati
REGGIO EMILIA. I quattordici senzatetto delle Reggiane contagiati e accolti nell’hotel Covid non sono più quattordici. E non perché il virus sia sparito a tempo record ma perché almeno tre di loro si sono allontanati volontariamente dalla struttura facendo perdere, per adesso, le loro tracce.
Un comportamento che non è di per sé un reato ma che mette in luce un a sorta di vuoto all’interno del meccanismo della quarantena fiduciaria. Che, per sua stessa definizione, si basa appunto sulla fiducia: l’Ausl dispone un periodo di isolamento obbligatorio valido ai fini di legge in quanto sanità pubblica, la persona oggetto della quarantena sceglie dove trascorrere i giorni previsti e le forze di polizia controllano il rispetto del provvedimenti e, eventualmente, emettono le sanzioni previste in caso di violazioni.
Sanzioni di cui abbiamo scritto più volte quando, ad esempio, venivano fermati e controllati dei reggiani in giro in auto, in vacanza o a fare la spesa pur essendo positivi e in isolamento. Ma cosa succede se quello stesso provvedimento viene emesso nei confronti di persone che un tetto sopra la testa non ce l’hanno? Se a dover stare in quarantena in un alloggio è un uomo o una donna che un alloggio non lo possiede?
È appunto il caso dei quattordici positivi delle ex Officine, che pur abitando dentro le Reggiane non possono dichiarare quei luoghi come loro domicilio poiché di fatto abusivi. Come fare dunque? In un primo momento la toppa è stata messa dal grande lavoro degli operatori dell’azienda sanitaria che, grazie al rapporto di fiducia che hanno saputo costruire con questi sfortunati in anni di aiuti e vicinanza, li hanno convinti a spostarsi dalla loro condizione di marginalità sociale cronica verso una stanza di albergo. Una sistemazione che, evidentemente, non ha convinto tutti a lungo: almeno tre dei “residenti” delle Reggiane Covid positivi nei giorni scorsi si sono allontanati dall’hotel.
Legalmente possono scegliere di passare la quarantena in un altro luogo, concretamente è difficile credere che non torneranno nei capannoni abbandonati, in una condizione di abusività. Un nodo difficile da sciogliere che passa ora nelle mani di prefettura e forze di polizia, deputate alla verifica del rispetto di quanto emesso dall’Ausl.
