Il Comune di Pordenone piange Bertilla Fantin, anima dell’ufficio sport e cultura: aveva 55 anni
PORDENONE. Il lavoro può essere molte cose. Può divenire un universo capace di riempire di positività ogni giornata, anche quelle in cui le difficoltà sembrano prevalere, ha il dono di fare acquisire consapevolezze, di dare forma a rapporti autentici.
Ha la capacità di incidere nel modo migliore sulla vita di una persona, a patto che lo si voglia: dipende da come si sceglie di farlo.
Bertilla Fantin sapeva fare egregiamente il suo lavoro: una vita nell’ufficio sport e cultura del Comune, anni di impegno ininterrotto. Problemi, soddisfazioni, ci sarà stato spazio anche per qualche inevitabile delusione, ma molte di più sono state le gioie.
Se n’è andata a 55 anni, la sua forza e il suo altruismo nulla hanno potuto contro una malattia. Sembrava averla superata, poi il peggioramento: lascia la mamma, la sorella, il fratello, i cognati e le tre nipoti, Lisa, Anna e Francesca.
Lascia anche tanto in chi l’ha conosciuta: il senso dell’impegno, il valore di voler fare le cose al meglio.
Tante le attestazioni che sta ricevendo la famiglia, perché Bertilla molto di buono è stata capace di seminarlo. L’ha fatto non solo nel lavoro, ma anche nelle amicizie, con la capacità di trovare il modo giusto di dire le cose.
La generosità di un carattere riservato, ma denso di slanci positivi. A Pordenone c’era sempre quando si trattava di organizzare un evento, da quelli del Natale all’Estate in città, fino alle manifestazioni sportive.
L’assessore allo sport Walter De Bortoli la ricorda così: «Era la storia dell’ufficio sport e cultura, aveva tanti anni servizio alle spalle, sapeva come realizzare un evento.
Con Franco Bidoli (capo degli operai comunali) ha dato vita a tantissime manifestazioni. L’ha fatto sempre con straordinaria professionalità ed enorme precisione, era capace di far divenire facili le incombenze che potevano mettere in difficoltà noi amministratori. Non voglio usare il termine insostituibile, perché nessuno lo è, ma Bertilla era preziosa».
Commossa anche la dirigente del municipio Flavia Leonarduzzi: «Il nostro rapporto professionale si è trasformato in stima reciproca e quindi affetto: Bertilla ha riempito la sua vita anche col lavoro, che le ha regalato le meritate soddisfazioni.
Sapeva, allo stesso tempo, coltivare le tante amicizie che aveva: ogni giorno, in ogni cosa che faceva, ci ha regalato la sua gioia di vivere».
Secondo l’ex vicesindaco Gianantonio Collaoni «il termine insostituibile non è utilizzabile, ma è una perdita professionale che pesa.
Lo è ancora di più dal punto di vista umano perché Bertilla era una donna di grandi qualità. Il dolore si unisce al ricordo di quanto di bello è stata capace di fare».
«Bertilla non era solo professionale – ricorda Paolo Celante – e disponibile in ciò che faceva, ma era anche dotata di grande umanità. Aveva sempre una parola giusta, sempre una soluzione a tutto». —
