Rastelli lascia la Spal tra rimpianti e ambizioni: «Credevo nei playoff e potevo aprire un ciclo»
FERRARA. «Spero che questo possa essere un arrivederci e non un addio. Un giorno mi piacerebbe tornare ad allenare la Spal e a vivere la città di Ferrara. Ci tengo a ringraziare la gente e una tifoseria che non ho mai potuto vedere allo stadio ma che ha sempre fatto sentire il suo appoggio. Ecco, in questo senso mi piacerebbe tornare per vivere certe emozioni».
La voce. Il pensiero di Massimo Rastelli è piuttosto chiaro, oltre che sincero poiché espresso con un tono di voce che più limpido non si può. Sarebbe voluto restare in sella sulla panchina della Spal, il tecnico di Torre del Greco, anche col ridimensionamento dell’obiettivo sportivo comunicato a chiare lettere dalla società. Da ieri il suo contratto con la società biancazzurra è scaduto, il tecnico fa un bilancio della sua esperienza ferrarese.
Mister, dunque rifarebbe la scelta di metà marzo? «Assolutamente sì. Ho dato tutto me stesso assieme al mio staff, ponendo attenzione sul lavoro a 360 gradi in tutti i momenti dell’esperienza. La Spal, come avevo già detto, era una delle squadre che speravo mi potesse chiamare. Dispiace non aver raggiunto l’obiettivo nonostante una serie di risultati positivi: sono sincero se dico che ho sperato tanto di ripartire qui dal primo giorno di ritiro pianificando dall’inizio il mio modo di fare calcio. Peccato, si poteva riaprire un ciclo. Ma le varie situazioni hanno portato ad altre scelte».
Aveva manifestato alla Spal questa volontà? «Certo, sin dal post partita con la Cremonese ma anche nei giorni successivi. Fino al rompete le righe ci siamo confrontati su tanti aspetti, compresi quelli tecnici. Il lavoro è stato apprezzato per cui credo che l’idea di poter proseguire ci fosse. L’aspetto economico da parte mia era l’ultimo dei problemi. Un ridimensionamento non mi avrebbe spaventato: sono un allenatore che viene dalla gavetta, so cosa vuol dire lavorare con i giovani e il mio percorso fino alla serie A l’ho fatto anche attraverso esperienze di questo tipo».
Tornando a quello che è stato. Il suo arrivo aveva dato più di una semplice scossa: dopo quei 4 risultati utili credeva davvero nella promozione diretta? «Anche dopo la vittoria di Lecce eravamo piuttosto distanti dal secondo posto. Ma l’obiettivo era alzare l’asticella per dare ai ragazzi quella convinzione di poter recuperare posizioni e di non accontentarsi. Devo dire che la squadra ha sempre dato massima disponibilità nel lavoro giornaliero e le speranze di recupero almeno per arrrivare dentro la griglia playoff c’erano eccome».
Poi, cos’è successo? «Che nel momento più bello sono arrivati due infortuni (Viviani e Valoti; ndr) che ci hanno tolto qualità, personalità e quella convinzione generale di certezze alla squadra. In quel periodo è sempre stato fuori anche Vicari, mentre Paloschi e Asencio hanno recuperato solo per le ultime uscite agonistiche. Insomma, quelle sconfitte, figlie anche e soprattutto delle situazioni che ho elencato, hanno fatto perdere fiducia a una squadra che già per tutto l’anno aveva vissuto sulle montagne russe».
La presenza del pubblico avrebbe potuto sopperire ad alcune difficoltà? «Assolutamente. Una tifoseria come quella della Spal che ho vissuto da avversario al “Mazza” ti dà estrema adrenalina. Ogni volta che andavo allo stadio, mi immaginavo la gente sugli spalti. Davvero, mi sarei voluto rivedere su quella panchina con il pubblico a gremire l’impianto».
Facciamo le carte alla prossima serie B? «Sarà un campionato ancora più complicato rispetto all’ultimo con una classifica che si preannuncia ancora più corta. La linea che ti porta tra la A e la C sarà ancor più sottile. Ci sono piazze ambiziose tra chi è rimasto e chi è arrivato, scendendo o salendo. La Spal in condizioni normali starebbe nel plotone delle pretendenti, ma tutto dipenderà da quello che succederà in merito ai piani della società».
Sottotraccia. «A volte, forse, partire un po’ sottotraccia con obiettivi più ridimensionati uniti a idee giuste e giocatori motivati, con un bel mix tra giovani ed esperti, può funzionare - aggiunge Rastelli -. In B tutto è possibile».
Diceva che Ferrara le è proprio entrata nel cuore... «Per tutto il periodo ho vissuto al Carlton. All’inizio con le limitazioni vigenti la città era deserta, poi le riaperture hanno fatto rifiorire il tutto con barettini e ristoranti gremiti in ogni via. Mi sono fatto un paio di belle passeggiate per tutto il centro storico e conservo negli occhi i luoghi simbolo. Ferrara è bella dentro e fuori le mura, c’è anche tanto verde e vivendola ho capito bene il discorso delle biciclette (ride; ndr). A pranzo con lo staff eravamo sempre al centro sportivo, mentre a cena ci siamo trovati benissimo al Liuzzo».
L’estate di Rastelli come proseguirà? «A breve organizzerò le vacanze, sicuramente andrò al mare con la famiglia. Al momento non so ancora dove perché non avevo pianificato nulla visto che aspettavo l’eventuale accordo con la Spal. Ora le panchine sono assegnate e purtroppo avrò l’estate libera (sorride; ndr). Nel frattempo mi sto aggiornando sul calcio, vedo gli Europei con l’Italia che ha una grandissima identità e col passare dei mesi attenderò una chiamata per tornare ancora ad allenare». —
Alessio Duatti
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