Letta, un “giallo” la sua candidatura a Siena
FIRENZE. Che fine ha fatto Enrico Letta? No, non è che il segretario del Pd sia sparito. Anzi, si occupa di lavoro, di alleanze, le sue proposte impegnano i dem in accesissime discussioni sull’identità perduta o da ritrovare (soprattutto gli ex renziani, per cui la vocazione maggioritaria ormai è una specie di mito totemico). Ma si fa attendere. Da giorni, senza azzardare giudizi, fra i dem toscani (e non) sono in molti a chiedersi come interpreti il capo del Nazareno il concetto di «a breve» o «a giorni» che alternativamente ha usato dal 12 al 15 giugno rispondendo a chi gli chiedeva quando avrebbe sciolto la riserva sulla sua candidatura alle suppletive per il seggio di Siena. Il voto per il collegio alla Camera lasciato vuoto dalle dimissioni dell’ex ministro Pier Carlo Padoan è previsto a ottobre, probabilmente in concomitanza con le amministrative. E ormai perfino il presidente toscano Eugenio Giani e la segretaria Simona Bonafè son lì ad aspettare la fine dell’abbrivio da cui il segretario aveva promesso sarebbe uscito con una decisione. Invece, «ancora niente», filtra dal suo entourage.
Letta non ha ancora deciso se accettare l’offerta che il Pd senese che ha votanto all’unanimità la sua candidatura. Tanto da essere diventata un giallo. In realtà, ad allungare i tempi della decisione sono molti fattori. I sondaggi, ad esempio. Dopo l’ultimo sul collegio non proprio incoraggiante (5,4 punti dalla destra), vorrebbe averne di più freschi. Poi c’è la concomitanza con le amministrative (vorrebbe impegnarsi nella campagna elettorale anche nelle città) e non è secondaria la vicenda Mps. Vuole evitare un conflitto con Mario Draghi. Sarebbe difficile predifendere agli occhi degli elettori la banca dagli assalti di Unicredit (dove peraltro al vertice è finito proprio Padoan) avendo ancora come “avversario” il governo deciso a vendere le quote pubbliche. E ora ci s’è pure messa l’implosione del M5S a complicare gli scenari di un’alleanza con un gruppo parlamentare che, paradossalmente, avrebbe potuto dargli maggiore forza perfino nel confronto interno al Pd. Ancora ieri il senatore Andrea Marcucci ha ribadito la necessità di rilanciare la vocazione maggioritaria. Insomma, non è un mistero che Letta tema di finire in parlamento e non avere piena copertura. Non è poi tanto il M5S è interessarlo ma lo spettro che la sua crisi apra una breccia alla destra anche nella partita del Quirinale. E l’impressione, ai piani alti del Nazareno, è che ci sia qualcuno che cerca di «deviare l’attenzione dal processo di costruzione dell’identità del Pd rispolverando vecchie formule sconfitte in passato». Vedi il tonfo di Matteo Renzi nel 2018. —
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