Il cuore di Pietro ha battuto quattro giorni: «Nelle ultime ore lo abbiamo abbracciato»
LIVORNO. Dopo appena quattro giorni di vita si è addormentato per sempre fra le braccia di mamma e babbo. Ci ha provato, il piccolo, a resistere. I medici gli avevano dato poche ore, lui invece ha lottato da sabato a martedì scorso. Come un leone. Pietro Venditti è nato prematuro di tre mesi durante una gravidanza che, fino a quel momento, non aveva mai evidenziato problemi. Morendo dopo essere stato rianimato alla nascita e il ricovero «in un’incubatrice del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Santa Chiara, a Pisa», dicono i genitori. È un dramma quello che stanno vivendo i giovani livornesi Antonello Venditti e Vanessa Mazzi, che hanno perso il loro figlioletto – il primo per lui e il secondo per lei – deceduto per le improvvise complicanze pre-parto attorno a mezzogiorno di martedì 29 giugno.
Il piccolo era venuto alla luce sabato 26, alle 10.19, dopo che la mamma la notte precedente si era sentita male. È il compagno Antonello – dipendente e responsabile del negozio livornese di Decathlon ed ex cestista della Pielle, ora alla Folgore di Fucecchio, in provincia di Firenze – a raccontare cosa è accaduto. «Le ultime visite, che la mia compagna ha effettuato venerdì scorso, avevano dato esito positivo – spiega – poi, improvvisamente, nella notte fra venerdì e sabato è successo qualcosa. Si è sentita male e siamo andati subito in ospedale a Livorno, dato che abitiamo molto vicino. I medici, capendo immediatamente la gravità della situazione, hanno disposto il trasferimento al Santa Chiara, visto che è più attrezzato da questo punto di vista. Ci siamo arrivati in ambulanza verso le cinque di mattina: Vanessa doveva partorire subito perché, come evidenziato da un’ecografia alla quale era stata sottoposta, anche la sua vita era in pericolo. Le hanno fatto il cesareo senza anestesia, dato che in questo modo ci sarebbero state più possibilità di salvare Pietro. Prima ha avuto solo il tempo di chiamare l’altro figlio per avvertirlo, non c’era tempo da perdere».
Pietro nasce. Anche se le complicazioni sono moltissime e gravi. Direttamente in sala parto viene rianimato e subito ricoverato in un’incubatrice del vicino reparto di terapia intensiva neonatale. È qui che resterà fino a martedì scorso, quanto il quadro clinico si complica e per i medici non c’è più niente da fare. «Le previsioni del personale sanitario – racconta ancora Venditti – erano di poche ore di vita, ma lui ho lottato per quattro giorni. È nato alle 10.19 di sabato ed è morto a mezzogiorno di martedì scorso, di fatto sorprendendo tutti. È morto nel giorno di San Pietro, una coincidenza. A noi ha dato tanto, Pietro non è vissuto solo quattro giorni: è da gennaio che è con noi, nella pancia della mamma, anche se sarebbe dovuto nascere a fine settembre. Nelle ultime cinque ore della sua vita si è addormentato fra le braccia mie e della mia compagna: i medici ci hanno consentito di abbracciarlo e quei pochi istanti per noi hanno rappresentato una grande gioia. Vanessa ha avuto un incredibile coraggio: ha cercato di metterlo al mondo, senza anestesia, anteponendolo alla sua vita. Da grande mamma ha dato la priorità a Pietro e il suo decorso post-operatorio è stato molto importante. Lei adesso sta meglio». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
