Spari contro l’elicottero: salvo il pilota pavullese Lavacchielli
PAVULLO. Gli sparano mentre guida l’elicottero: uno, due, tre, quattro colpi andati a segno, a 1.500 piedi di quota.
Una scena da film, ma è successo veramente al 65enne pavullese Liberio Lavacchielli mentre con un elicottero di origine militare Gazelle 341 G stava sorvolando Capodimonte, paesino della provincia di Viterbo sul lago di Bolsena, trasportando il sindaco leghista Antonio De Rossi, amico di vecchia data, per un giro turistico. L’episodio è avvenuto domenica 20 giugno, ma è stato reso noto successivamente alla denuncia, che ha portato a indagini a tutto campo: anche oggi la polizia Scientifica tornerà sul punto di atterraggio per altri rilievi.
«Erano le 10.30, avevamo effettuato il decollo da 30 secondi e stavamo viaggiando a 240 km/h a un’altezza di 1.500 piedi» racconta Lavacchielli, imprenditore ceramico molto conosciuto anche a Sassuolo e Modena, ora trasferito a Viterbo ma spesso di ritorno a Pavullo a trovare il fratello Silvio e il resto della famiglia. «All’improvviso ho sentito 5-6 colpi secchi a intermittenza sull’elicottero: ho pensato che ci fosse un guasto e ho fatto un’immediata autorotazione atterrando in emergenza su un campo, dopo aver superato un piccolo crinale. Nell’esaminare il mezzo abbiamo rilevato le tracce di quattro colpi, due dei quali avevano creato crepe nel vetro della mia portiera. Non sono entrati, ma se fossimo stati solo un po’ più bassi, non sarei qui a raccontarlo».
I colpi sono risultati compatibili con carabina calibro 22, capace di arrivare a 1.500 metri. La zona è frequentata da cacciatori: non si esclude che possa essere stato il gesto di qualche esagitato infastidito dal rumore del grosso elicottero. —
D.M.
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