Modena. Unicredit sta col Pride Giovanardi minaccia di spostare i suoi soldi
“Orgogliosi di supportare il Pride” è lo slogan che Unicredit ha utilizzato per onorare “le celebrazioni di quest'anno e approfondirne significato e storia, pro-memoria dell’importanza della diversità e dell'inclusione in tutte le nostre attività, sia personali che lavorative”. Tra le attività decise dall’istituto di credito c’è stata anche l’illuminazione con i colori dell’arcobaleno la spire della sede centrale in piazza Gae Aulenti a Milano.
Ma la scelta di organizzare eventi “per evidenziare il nostro continuo impegno nei confronti della diversità e dell'inclusione nelle nostre varie aree geografiche e confrontandoci con la molteplicità delle nostre culture” non è particolarmente piaciuta all’ex senatore Carlo Giovanardi, che ora minaccia di ritirare i propri soldi depositati in Unicredit.
«In una lettera inviata al presidente dell’Unicredit Pier Carlo Padoan – scrive Giovanardi – ho segnalato di aver letto con stupore il comunicato di Unicredit in cui la banca si dice orgogliosa di supportare le celebrazioni del Pride. Quest’anno purtroppo, continuo nella lettera, alle consuete ostentazione di sguaiate esibizioni che danneggiano anziché favorire i diritti degli omosessuali, si è aggiunta una blasfema parodia di Gesù Cristo, una petulante attacco alla Santa Sede e, cosa più grave di tutte, la richiesta di sdoganare in Italia, dove è giustamente reato, l’abominevole pratica dell’utero in affitto. Nella mia duplice veste di ex parlamentare e ministro della Repubblica, che ha più volte giurato di osservare lealmente la nostra Costituzione e le nostre leggi, e di ex dipendente Unicredit, ho chiesto pertanto al presidente di dissociarsi da questi comportamenti che offendono i sentimenti più profondi di milioni di italiani, laici, cattolici o appartenenti ad altre fedi religiose».
Poi la provocazione sui conti correnti: «In caso contrario ho segnalato al Presidente che sarò costretto con dolore a spostare in altro Istituto di credito i rapporti bancari in essere presso una nostra filiale perché non intendo in nessun modo rendermi complice di queste inaccettabili forzature». —
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