La diversità? In Italia è un problema per gli adulti, ma non per i bambini
Se per gli adulti la «diversità», in generale, è ancora un ostacolo all’accettazione delle persone, per i bambini è un pregio, una ricchezza, un valore aggiunto. Lo dimostra l’indagine condotta da Frùttolo e Human Highway su un campione rappresentativo della popolazione italiana online. Secondo la ricerca, l’87% degli italiani ritiene ci sia ancora molto da fare per far sentire davvero accettate le persone «socialmente diverse». Inoltre, in base ai risultati dell’indagine, i pregiudizi aumentano con l’età (per 7 intervistati su 10): secondo l’85% del campione adulto, infatti, i bambini non prestano attenzione alle diversità tra le persone, anzi addirittura 6 su 10 ritengono che i più piccoli vedano la diversità come un pregio.
Per un intervistato su 4 le difficoltà maggiori nel quotidiano le affrontano le persone di una religione diversa dal Cristianesimo, e subito dopo gli omosessuali. Alla domanda su quali sono le «categorie» a cui i partecipanti alla ricerca hanno sentito concretamente indirizzare commenti dispregiativi o hanno visto subire episodi di discriminazione, il 47% dei rispondenti ha indicato gli stranieri, seguiti da chi ha la pelle scura (41,2%) e dagli omosessuali (40,2%). In base alla percezione degli intervistati, a incontrare meno difficoltà di accettazione sono i portatori di handicap.
Il tema della diversità viene percepito come importante, ma è ancora affrontato con sospetto. Per l’87% del campione c’è ancora molto lavoro da fare: lo credono soprattutto i più giovani, fra i 18 e i 24 anni.
Secondo la maggior parte delle persone (92%), è la famiglia – che è quella che influenza maggiormente i pensieri dei più piccoli (88,4%) – a dover educare alla tolleranza. Secondo il 76% del campione, anche la scuola ha un ruolo fondamentale nell’educazione alla diversità. Però proprio i più giovani sono meno fiduciosi: soltanto l’11% dei 18-24enni crede che la scuola insegni a essere inclusivi, rispetto al 24% dei 55-64enni. Nonostante questo, il 67% delle persone crede che l’apertura verso la diversità aumenti con il livello di istruzione.
L’indagine è stata realizzata nell’ambito della nuova campagna #crescerefelicinsieme di Frùttolo. Nel video ufficiale della campagna «II bambini ci insegnano come #crescerefelicinsieme», i piccoli tra i 7 e i 9 anni sono intervistati da Stefania Andreoli, psicoterapeuta dell’età evolutiva, sul modo in cui ogni giorno vivono e avvertono la diversità che li circonda. Dalle risposte dei bambini emerge come le differenze siano per loro un valore da preservare, piuttosto che un motivo di esclusione e discriminazione, come più spesso avviene tra gli adulti.
https://youtu.be/twMU5gxx0AE«Il dialogo con i piccoli protagonisti del progetto ci ha confermato che per loro parlare di differenze sia persino più a fuoco che per noi adulti», ha spiegato Stefania Andreoli. «Per un bambino la diversità è un’idea del tutto scevra da giudizi di merito e di valore, la assumono come un naturale dato di fatto e ci vanno spontaneamente d’accordo. Solo in seguito, se esposti a convinzioni prive di fondamento, organizzeranno un pensiero discriminatorio. L’impegno degli adulti allora deve essere quello di preservare la loro genuina accettazione dell’altro».
