“Autismo Belluno” in difficoltà: il Covid spegne quasi tutti i servizi
BELLUNO
La pandemia non conosce confini geografici né limiti sociali, tanto da aver portato a galla già innumerevoli volte vuoti che, spesso e volentieri, le associazioni di volontariato sono nate proprio per colmare. Ecco perché per il gruppo Autismo Belluno – che raggruppa un’ottantina di soci con cui dare sostegno a 26 famiglie di persone con disturbi dello spettro autistico dai 3 agli oltre 40 anni – la sfida di quest’anno è stata la più difficile da affrontare, costringendo alla ritirata e alla sospensione di quasi tutti i servizi.
«Il primo lockdown ha avuto un impatto molto forte, anche perché parte dei nostri utenti soffre di stereotipie e con la chiusura dei centri diurni, assieme alla cancellazione delle terapie a domicilio come la logopedia, la fisioterapia o la manipolazione, molte famiglie sono andate in crisi», racconta il presidente Flavio Mares. «Inizialmente le aziende e i negozi chiusi hanno permesso di accudire i propri familiari, ma con la ripresa delle attività per alcuni è stato grande il rischio di perdere il lavoro pur di gestire la situazione domestica».
In questo l’associazione non è potuta intervenire più di tanto, visto che «le nostre attività non sono pensate per la singola persona, anche per questioni di correttezza». Quelle di gruppo per ovvi motivi sono state tutte sospese fino a data da destinarsi, garantendo però tutto il supporto a distanza necessario per superare al meglio il momentaccio. Le uniche due attività rimaste in piedi sono state l’impiego di alcune persone autistiche nell’azienda Boscon di Sedico e al Dolomiti garden.
Uno dei problemi più complessi da risolvere è stato imporre l’uso delle mascherine, impossibile per certi soggetti, con famiglie che «sono state accusate di menefreghismo», aggiungendo peso al peso. È bastato declinare l’obbligo in gioco per trasformarlo in un motivo di divertimento.
Tra gli assistiti c’è anche chi lavora, anche se solo sotto forma di stage o di borsa lavoro per l’inserimento professionale, e che ha patito il periodo di sospensione più lungo, visto che «dal 10 marzo ha ripreso a lavorare soltanto nel mese di ottobre».
Fortunatamente i centri diurni hanno ripreso le loro attività a giugno, permettendo di restituire parte di quella routine che riesce a dare sollievo un po’ a tutti, famiglie comprese. Una quindicina sono i ragazzi in età scolare, anche loro «riportati in classe in modo graduale, in relazione alla disponibilità degli insegnanti di sostegno» e senza segnalazioni da parte di genitori di situazioni di particolare difficoltà patite dai loro figli.
Neanche il natale è stato il pretesto per pensare a qualcosa di nuovo: «Ci stiamo concentrando sul prossimo anno quando attiveremo la nuova sede di Mussoi sulla quale stiamo facendo molto affidamento, uno spazio dove costruire operatività autonome, senza dover più dipendere da esterni». Cosicché quando i tempi saranno maturi potranno ripartire i laboratori, i corsi di cucina, gli incontri di gruppo. Insomma, la più sana e meritata socialità. –
F. V.
