La presidente dell’Ordine degli infermieri: «Giusta protezione per chi come noi si dedica ai malati»
PAVIA. L’automedica di Areu è arrivata domenica alle 11.45 in punto dall’ospedale Niguarda di Milano nel piazzale davanti alla palazzina di malattie infettive del San Matteo, scortata da polizia stradale, carabinieri e Digos. Così è iniziato il V-Day in provincia di Pavia.
Gli operatori sono scesi e hanno portato a braccia due contenitori refrigerati con le 50 dosi di vaccino anti-Covid destinate ad altrettanti medici e infermieri pavesi e li hanno consegnati a Monica Calvi, direttore della struttura complessa di Farmacia del San Matteo e ad Alessandra Palo, direttore Areu di Pavia. Nel pomeriggio, alle 15, è iniziata la vaccinazione di 50 tra medici e infermieri pavesi. Un protocollo rigido che prevede, per ogni persona che si sottopone a vaccino, un’operazione che richiede almeno mezz’ora di tempo: prima il paziente viene accolto e deve attendere di firmare il consenso informato, poi viene vaccinato e infine deve rimanere in osservazione per circa 20 minuti, così da poter verificare che non si verifichino eventuali reazioni al vaccino.
Le dosi arrivate a Pavia sono state destinate in parte anche al personale infermieristico, per prima la presidente dell’ordine di Pavia Luigia Belotti e a quello ostetrico. In quest’ultimo caso la presidente dell’ordine Elsa del Bo, che ha ceduto la propria dose di vaccino a una propria ostetrica, Maria Rita Portesan.
«Lo dicono i numeri: migliaia di infermieri, in tutta Italia, si sono contagiati tra la prima e questa seconda ondata – ha detto Belotti –. Anche noi, come i medici, abbiamo svolto un ruolo determinante nel combattere la pandemia. Questo vaccino rappresenta la giusta protezione per chi, come noi, dedica la propria vita alla cura dei malati».
La voce degli infermieri si è fatta sentire anche da Roma. Da Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Fnopi, oltre 454mila iscritti) e direttore sociosanitario dell’Asst Nord Milano, tra i vaccinati in Lombardia. Mangiacavalli nella sua funzione non solo è sempre stata in prima linea nella pandemia e ha anche organizzato l’assistenza in una delle aree più colpite d’Italia e, tra queste, in una delle aziende sanitarie di riferimento sia per numero di contagi che per iniziative a favore dei cittadini.
«Per un infermiere – ha detto dopo aver ricevuto il vaccino – è un dovere verso i cittadini, verso i colleghi e anche verso la scienza in cui crediamo. La professione infermieristica aderisce ai principi dell’etica professionale che guida scienza e coscienza degli infermieri in scelte che rispondono al principio inderogabile di tutela della salute delle persone e riconosce il valore delle evidenze scientifiche come base del suo agire professionale».
«In questo senso – ha aggiunto Mangiacavalli esercitando la funzione di tutela dei suoi iscritti propria della Federazione – ci auguriamo però che le istituzioni considerino anche i liberi professionisti tra gli operatori da vaccinare subito: tra gli infermieri sono quasi 80mila e sono quelli che per primi hanno partecipato alla task force della Protezione cvile e aderito al bando per chi la vaccinazione la esegue e che spessissimo intervengono a sostegno delle Rsa sul territorio, non si può e non si deve dimenticare i rischi che corrono per assicurare e tutelare la salute dei pazienti e dei cittadini».
Ma anche l’ordine delle Ostetriche è stata chiamata a dare adesione alla campagna vaccinale. «Il primo giorno ho preferito dare spazio a una nostra rappresentante perchè io comunque, essendo legata all’Università, avrò modo di vaccinarmi – spiega Del Bo – . È importante che si sappia che le ostetriche sono in prima linea, al pari dei medici e degli infermieri. Le nostre 248 ostetriche in provincia di Pavia si fanno carico di due vite: della mamma e del nascituro. E come, o più, di altri vivono quotidianamente il rischio di danno biologico generato dal Covid-19». —
