Piste da sci, palestre, teatri e cinema: quali attività rischiano di non riaprire a gennaio
UDINE. La ripartenza per poli sciistici, teatri, cinema, piscine e palestre rischia di essere rimandata. Più la data del 7 gennaio si avvicina, e più appare probabile uno slittamento delle riaperture. A sollevare le perplessità maggiori sono gli esperti del Comitato tecnico scientifico, che hanno avviato un tavolo tecnico di confronto con il governo. Il Friuli Venezia Giulia resta alla finestra ma scalpita per ricominciare, anche perché un ulteriore ritardo, specie per gli operatori della montagna, con la stagione invernale ormai al giro di boa, comporterebbe un vero e proprio tracollo economico.
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Le Regioni fanno la voce grossa
Ciò che chiedono gli assessori delle Regioni di montagna, sono ristori per le attività economiche delle terre alte costrette a rimanere chiuse, e una data certa sull’inizio della stagione dello sci. «Più tempo passa, più la data del 7 gennaio scritta nel Dpcm si trasforma in una colossale presa in giro – sbotta l’assessore al Turismo, Sergio Bini –. La montagna ha bisogno di tempi lunghi per potersi organizzare, non si può pensare di continuare a illudere imprese e lavoratori. Chiediamo con forza al governo Conte una data di apertura certa.
L’economia di molte valli è in ginocchio. Dal 6 dicembre al 10 gennaio il turismo invernale e il suo indotto registrano numeri straordinari, come si può solo pensare di ignorare un settore trainante dell’economia delle Alpi? Allo Stato abbiamo chiesto ristori per tutte le imprese colpite dalle limitazioni che siano adeguati e calcolati in percentuale sul fatturato dello stesso periodo dell’anno scorso (non di certo ancora su aprile), ma anche qui nessuna risposta», chiude l’assessore Bini.
La preoccupazione degli operatori
Claudio Tognoni è il direttore del Consorzio di promozione turistica del Tarvisiano, Sella Nevea e Passo Pramollo. «Perdere Natale e Capodanno, per gli operatori della montagna, significa rinunciare al 35% degli introiti stagionali – ammette –. Ecco perché senza ristori adeguati si rischia una depressone economica. Non va dimenticato che abbiamo già dovuto saltare la parte finale della scorsa stagione a causa del Covid, e quest’anno non siamo ancora potuti partire. Siamo pronti, la Regione ha fatto il suo attrezzando le piste. Ora serve il via libera dal governo».
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Preoccupato anche Stefano Mazzolini, che oltre a essere un consigliere regionale, gestisce un ristorante a Tarvisio: «La situazione è drammatica, le attività economiche sono in ginocchio, servono interventi concreti da parte del governo nazionale. In ballo ci sono migliaia di posti di lavoro. Un intero comparto economico – chiosa Mazzolini – è a rischio collasso».
Albergatori allo stremo
«Non so se cosa potrà accadere con un ulteriore slittamento dell’apertura degli impianti. Molte strutture non riusciranno a ripartire». È un futuro a tinte fosche quello tracciato da Paola Schneider, presidente di Federalberghi Fvg: «La stagione ormai è compromessa, e più il tempo passa più rischiamo di aprire sommersi dai debiti. Ci attendiamo un aiuto concreto non solo dallo Stato, ma anche dalla Regione. C’è tutto da ricostruire, a partire dalla promozione del nostro territorio. Non sarà facile venirne fuori». Per Schneider l’unico sollievo, in questi mesi di lockdown alternato, è costituito dalla cassa in deroga per i dipendenti delle strutture ricettive (che non possono essere licenziati) e dal blocco dei mutui. «Alcune spese sono solo rimandate, non cancellate. Si tratta di una consolazione solo temporanea».
Fvg pronto
Chi resta fiducioso è Lucio Gomiero, direttore di Promoturismo Fvg. «A comandare, in questo momento, è l’evoluzione del quadro epidemiologico. Da qui al 7 gennaio mancano ancora diversi giorni, e la situazione può cambiare. I nostri poli sono pronti ad aprire, con un sistema di distanziamento e contingentamento sugli impianti, e con un servizio di accesso su prenotazione». Si prospetta un utilizzo del 100% per le seggiovie, del 50% della capienza per le cabinovie e per le funivie, ovviamente con gli sciatori che sarebbero obbligati a indossare le mascherine.
Teatri, piscine, palestre
Entro il 6 gennaio gli scienziati dovrebbero esprimersi sulle nuove restrizioni per avere accesso a teatri, cinema ma anche a piscine e palestre. Per queste ultime si ipotizza uno scenario con una persona per corsia e con un rapporto di uno a uno tra numero di attrezzi e utenti. In discussione c’è anche la possibilità di avere accesso agli spogliatoi dei rispettivi impianti sportivi. Per quanto riguarda i luoghi di cultura, a preoccupare non è tanto il pubblico all’interno delle strutture, diluito tra gli spazi a disposizione, ma quello in fila per entrare. Più semplice appare la ripartenza dei musei, sempre con numeri limitati e con la prenotazione. Per ora l’unica certezza resta l’incertezza.
