«Mister, quando entro?» Da Eriksen a Llorente in campo col contagocce
C’è un danese dai piedi vellutati ma dal carattere fragile che, complice l’ostinata vocazione al martirio che gli impone Conte regalandogli un minutaggio al limite dello scandalo, è diventato il grande oggetto misterioso della serie A. C’è un geometrico centrocampista tedesco che era il perno del centrocampo della Juve di Allegri e che, in crisi già in pieno sarrismo, oggi è consegnato all’eterna panchina da Pirlo. Che poi non dipende strettamente dal mister, quanto piuttosto dal rapporto ormai deteriorato coi vertici del club che non credono più in lui e soprattutto nella sua condizione fisica. I casi di Christian Eriksen e di Sami Khedira sono emblematici. Ma non solo gli unici in questo 2020 che se ne va lasciandoci l’amarezza degli stadi vuoti e di una pandemia che ha riscritto la scala delle nostre priorità e dei nostri bisogni. Così non è difficile includere tra i grandi dimenticati dal calcio che conta quattro allenatori toscani, guidati dal livornese Massimiliano Allegri, ormai senza panchina da quasi due anni ed ogni giorno in procinto di accasarsi quando in Premier, quando sotto la Tour Eiffel, quando a Madrid. E con lui Sarri, ancora contrattualmente vincolato alla Juve ma sempre più scalpitante. E poi Spalletti e Mazzarri per i quali un rientro avrebbe il sapore di un riscatto. Ecco chi sono i nostri dimenticati del 2020. -
MASSIMILIANO ALLEGRI (ALLENATORE)
In libertà retribuita (fino a giugno) sembra che Max Allegri si trovi perfettamente a suo agio da disoccupato. Diversamente da altri non ha bisogno di Maalox per digerire l’assenza dalla panchina dopo il divorzio con Agnelli. Niente Psg? Sarà Chelsea, o United. La stampa sportiva si sbizzarisce. Lui non si scompone. Aspetta.
PATRICK CUTRONE (ATTACCANTE FIORENTINA)
Da uomo mercato a uomo con la valigia. La ruota di Cutrone è girata repentinamente in questo 2020 alle porte. L’attaccante azzurro, dopo una bella stagione al Milan, era arrivato a Firenze per confermarsi. Invece né con Iachini né adesso con Prandelli trova spazio. I viola non lo riscatteranno dal Wolverhampton.
FELIPE CAICEDO (ATTACCANTE LAZIO)
Uomo della provvidenza e adesso grande dimenticato. Che succede a Caicedo? Era l’anello portafortuna di Inzaghi, il Mr Wolf di Pulp Fiction, il dodicesimo uomo che risolve i problemi. Gli zero minuti contro il Milan lo hanno scosso, tanto che nell’ambiente biancoceleste si dà per sicuro il divorzio.
MAURIZIO SARRI (EX ALLENATORE JUVENTUS)
Come Allegri, ma con uno spirito ben diverso. Se Max aspetta senza affanni l’offerta giusta, Sarri - c’è da scommetterlo - avrà battutto il record delle 80 sigarette al giorno (le hanno contate gli inglesi) consumate nervosamente in attesa di una buona nuova. Ha una gran voglia di riabilitazione
SAMI KHEDIRA (CENTROCAMPISTA JUVENTUS)
L’ultima apparizione del tedesco in maglia bianconera è del 23 novembre 2019, nell’anno solare 2020 si contano solo 28 minuti in Coppa Italia contro il Milan. Sami Khedira è ai margini del progetto Juve, società che continua a pagarlo 6 milioni l’anno. E questo dopo essere stato, due anni fa, il perno del centrocampo. Acciacchi, problemi, condizioni fisiche non ottimali? Lui dice che è pronto, il club non ci crede e lo ha messo sul mercato. Piace ad Ancelotti, chissà che non si riscatti con l’Everton.
CHRISTIAN ERIKSEN (CENTROCAMPISTA INTER)
Premesso che quello di Conte nei confronti di Eriksen sembra un accanimento terapeutico. 4 minuti contro il Real, 5 col Sassuolo, uno col Bologna. Con lo Spezia, almeno, non tocca il campo. Premesso che nei rigidi schemi del tecnico uno come Eriksen è un corpo estraneo. E premesso che nelle poche occasioni in cui ha giocato nel 3-4-1-2 non ha fatto faville. C’è da chiedersi chi ha sbagliato con un giocatore pagato 20 milioni, più 7 di provvigioni, sempre più diventato un oggetto misterioso?
FERNANDO LLORENTE (ATTACCANTE NAPOLI)
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi poi ritornano”, canta Antonello Venditti. Certi amori, proprio come quello della Vecchia Signora per Fernando Llorente, già in bianconero nel 2014 ed oggi da svincolato (dopo un pellegrinaggio tra Siviglia, Swansea e Tottenham) alla corte di De Laurentis. Usato come uomo della provvidenza, attaccante esperto e di grande fisicità, quest’anno ha giocato solo 19’ con Gattuso nel match col Toro. Pirlo lo vorrebbe come vice Morata. Sarà amore?
RADJA NAINGGOLAN (CENTROCAMPISTA INTER)
Un flop il suo primo arrivo sotto la Madonnina (2018), dopo una stagione esaltante con la Roma, fuori dai piani nerazzurri anche quest’anno, dopo la parentesi sarda (26 presenze, 6 gol, evidentemente sull’isola il belga ritrova stimoli e sicurezza). Per Nainggolan gennaio è il mese della quasi certa partenza. Scarso minutaggio anche con Conte ed una condizione non ancora ottimale. Fuori dal progetto, per lui c’è la Fiorentina. Ma sembra che voglia tornare a Cagliari.
LUCIANO SPALLETTI (ALLENATORE)
Chissà cosa farebbe per riscattare l’immagine imbarazzante dell’ultima tragica stagione in nerazzurro quando, nel disordine di gioco, tattica e idee, ammiravamo stupefatti Ranocchia fare il centravanti. Luciano Spalletti da Certaldo le idee, per la verità, le ha sempre avute chiare e con la Roma e con lo Zenit lo ha dimostrato. Poi quella brutta parentesi a san Siro. Ancora sul libro paga di Zhang, aveva provato a settembre ad accordarsi col Milan. Ora è alla finestra.
FEDERICO FAZIO (DIFENSORE ROMA)
C’era una volta Fazio. Da centrale di riferimento e guida della difesa della Roma a grande punto interrogativo. Fonseca, probabilmente, non lo vede ed in campionato quest’anno il minutaggio è stato zero. E’ andata meglio in Champions dove l’argentino ha collezionato 5 gettoni di presenza e giocato 385 minuti. Per lui la valigia è pronta salvo ripensamenti dell’ultim’ora.
MATEO MUSACCHIO (DIFENSORE MILAN)
Il rapporto fra Mateo Musacchio ed il Milan finisce probabilmente ad inizio 2021. Il difensore argentino non ha ancora giocato neppure un minuto in una gara ufficiale. Complice, sicuramente, un lento recupero dopo un brutto infortunio. Finora i risultati, e il ritrovato assetto della retroguardia, stanno dando ragione a Pioli. Ma senza minutaggio è certo che Musacchio lascerà quanto prima Milanello, destinazione Spagna.
WALTER MAZZARRI (ALLENATORE)
Dicono che si sia ritirato a seguire affari di famiglia tra San Vincenzo e Campiglia. Ma dopo il divorzio con Cairo, legato più a questioni di un feeling mai sbocciato con l’ambiente granata piuttosto che ai risultati, Mazzarri non ha mai perso la voglia di tornare protagonista. Si era aperta la porta di Firenze, ma forse è stata più una suggestione che altro. Verace, schietto, integralista, potrebbe tornare. Difficile però con un top club.
ARKADIUSZ MILIK (ATTACCANTE NAPOLI)
Nella stagione in cui gli ultratrentenni danno pan per focaccia ai baby (leggi Ronaldo, Dzeko, Gomez) uno come Milik sarebbe la carta in più per una mano vincente a poker. Invece il polacco, che da quattro mesi si allena da solo a Castel Volturno, è “prigioniero” di un contratto che sta per scadere e di una guerra fredda con il patron De Laurentiis. Anche lui, come Llorente, è nella lista dei partenti. Se non trova un club rischia perfino di saltare gli Europei.
