L'attesa, i ritardi, l’arrivo. Alle 8,45 la prima dose contro la pandemia
FIRENZE. Guardatele negli occhi. I mesi trascorsi nei reparti Covid hanno insegnato loro a parlare un linguaggio nuovo, quello dei segni dello sguardo. Il battito delle ciglia a esprimere il dolore e allo stesso tempo a lanciare un messaggio di forza e resistenza, un velo che inumidisce iride e pupilla ma non si trasforma in lacrime, non scende sulle guance strizzate dalle mascherine. Eppure trasmette un’eco di un ricordo: “Sento la tua solitudine, ci sono io qui con te”.
GLI OCCHI PARLANTI
E da cercare negli occhi, scuri di Simona Bausi e chiari contornati da un filo di eyeliner di Elena Berti, l’essenza, l’autenticità della giornata-spettacolo del vaccino in Toscana. Simona ed Elena sono entrambe infermiere del reparto Covid di Careggi e sono state, ieri, le prime vaccinate nella nostra regione.
LE PRIME VACCINATE
Erano le 8,45 e con qualche minuto di ritardo rispetto al programma nell’ambulatorio del Cto allestito dalla dirigente sanitaria Angela Brandi si è riempita la prima siringa di vaccino Pfizer. Ed è stata proprio lei la terza di un tris tutto al femminile a farsi iniettare il prezioso liquido. «Nella funzione che ricopro – ha commentato – ho ritenuto naturale farlo, rappresento 4.000 persone di questa azienda sanitaria».
L’emozione di tre donne, così diverse tra loro e tutte unite dall’esperienza dura e in prima linea di quest’ultimo anno, ha reso la portata storica di quanto stava accadendo in quelle stanze di uno degli ospedali di maggior lustro della Toscana e che si sarebbe ripetuto, due ore più tardi, in altri 10 ospedali della regione e in una casa di riposo, la Montedomini.
LE CASE DI RIPOSO
La casa di riposo, un secondo simbolo. Qui nella Rsa a due passi dal polo ospedaliero fiorentino si sono vaccinati anche Marco, 64 anni, ex barman, e Paolo, 74 anni, una vita nella portineria di un’azienda tessile di Prato. Due uomini che hanno trascorso gran parte del loro vissuto al pubblico e che oggi sono tra chi è più vulnerabile. In Toscana le Rsa sono ancora oggi una ferita aperta, qui il contagio non si arresta ed è «centrale che gli ospiti siano inseriti ai primi posti della graduatoria di chi deve vaccinarsi», entra a gamba tesa sull’argomento Niccolò Marchionne, primario di cardiologia a Careggi mentre aspetta pazientemente il suo turno e mentre il bollettino della protezione civile registra un nuovo focolaio nel Mugello: 77 casi positivi su 120 ospiti e 24 operatori nella casa di riposo San Francesco di Scarperia.
I VACCINI A FIRENZE
I vaccini erano arrivati a Firenze, nei locali della farmacia di Careggi poco prima delle 8 trasportati dai militari dell’esercito che a loro volta li avevano ritirati all’aeroporto di Peretola scaricandoli da un volo speciale partito da Pratica di Mare. Seicentoventi preziosissime dosi attese, scortate, fotografate, quasi idolatrate, dagli amministratori e dai giornalisti. Autentiche star accompagnate da una staffetta di poliziotti e politici per la Toscana.
Ma, del resto, non sono delle star? «A marzo – dice Elena Berti– pensare che saremmo arrivati a questo risultato era impossibile. Avevamo tanta paura: per i nostri cari, per noi. Ci sentivamo vettori di un virus misterioso di cui non si sapeva nulla. I malati non respiravano, ci chiedevano aiuto».
IL DOLORE DEI RICORDI
Chiude le palpebre e le lascia giù appena un attimo in più. Un gesto che vale ancor più delle dure parole che seguiranno. «Abbiamo vissuto momenti dolorosi, quelli della morte. Da impotenti. Potevamo solo farci forza senza risparmiarci, provando a sostituire, consapevoli che era impossibile, i familiari dei pazienti che non potevano essere accanto ai loro cari».
Accenna con gli occhi la sofferenza, la paura. Mima con il volto quel dolore che quando ti abbraccia non se ne va più anche quando tutto è passato. E aggiunge: «Ho il terrore che tutto possa continuare, che questo virus che ha sconvolto le nostre vite, il Paese, non scompaia».
Uno sconvolgimento che ritroviamo uguale nella collega Simona Bausi. «La solitudine dei malati non la dimentico», dice e butta lo sguardo verso l’alto come a scacciare l’impossibilità di prendere le distanze dal ricordo «della tristezza che i malati non abbandonano mai nei loro letti, della loro paura nel momento del ricovero. Con noi accanto completamente coperti e con gli occhi come unico mezzo per comunicare».
Ancora gli occhi.
UN RAGGIO DI LUCE
Chi è seduto ad attendere il proprio turno per il vaccino non si chiede perché lo fa. Nunziato Catania e Beatrice Benvenuti sono due operatori sanitari e anche loro hanno vissuto il reparto Covid.
«Perché non vaccinarsi?», capovolgono la domanda. «È un gesto di prevenzione e non c’è da temere», aggiungono.
I lampeggianti delle volanti della polizia - mentre al Cto si somministrano i vaccini ai primi 50 medici, infermieri, operatori sanitari - aprono la strada ai mezzi che trasportano le altre fiale nelle città toscane creando una ragnatela che tende i suoi fili da Firenze a Massa, a Grosseto, a Livorno, a Siena. Imprigionerà il virus? Ci credono i medici, ci credono un po’ tutti. «Stiamo vedendo la luce infondo al tunnel» ha commentato il presidente della Regione Eugenio Giani mentre con un nuovo atto simbolico, l’ennesimo di una lunga giornata, ritirava lo “scatolone” della Pfizer.
«Quello che stiamo vivendo – ha commentato – è un momento di portata storica, segna il via per una fase importante e nuova. Con oggi inizieremo a costruire lo scudo protettivo per una popolazione che sta vivendo momenti difficili e assai delicati. Oggi è una partenza simbolica, con 620 vaccini in attesa della vera somministrazione che inizierà il 2 gennaio e porterà in quel mese 16.420 dosi per coloro che sono in prima linea e per gli anziani nelle Rsa e poi, si continuerà, man mano che arriveranno le indicazioni del Governo, raggiungendo oltre 3 milioni di persone in Toscana» .
LA POLEMICA
In Toscana la politica ha “accompagnato” le prime vaccinazioni ma lo ha fatto stando a guardare. E comunque non senza alimentare critiche per quella che è sembrata un’eccessiva spettacolarizzazione. Anche tra i medici non sono mancati i commenti negativi: «Facciamo di tutto per non creare assembramenti e poi dobbiamo vederli per il primo giorno della vaccinazione», si commentava nei corridoi. In Campania si è andati ben oltre con il presidente De Luca che si è vaccinato, scegliendosi come testimonial. Durissimo con l’ex collega, Enrico Rossi: «È arrivato il vaccino e iniziano le vaccinazioni», ha scritto su Facebook: «Prima gli operatori sanitari, poi gli ospiti nelle lungodegenze quindi gli ottantenni. E poi tutti gli altri. Non capisco quindi perché i politici dovrebbero passare avanti non rispettando il calendario. Si dice che lo devono fare per dare il buon esempio. Forse il buon esempio di saltare la fila? Se si vogliono persone come testimonial, penso che ne troveremmo tantissime e molto credibili proprio tra le categorie chiamate per prime a vaccinarsi».
