Cose per cui sono grata al 2020
Qualche anno fa ho passato un momento davvero difficile. Mi ero appena lasciata, avevo un sacco di problemi a lavoro e l’ansia aveva iniziato a farmi visita con attacchi sempre più pesanti. In quel periodo ho incontrato una persona che mi ha suggerito due cose che lì per lì ho ignorato, ma a cui ho ripensato in questi ultimi mesi dell’anno più assurdo che abbia mai vissuto: la meditazione e il diario della gratitudine. La prima l’ho provata in modo saltuario l’anno scorso quando l’ansia era diventata così pesante che scoppiavo a piangere sugli autobus: sono troppo poco costante per trarne un reale beneficio ma almeno ho imparato come usare il respiro, e quando ti manca l’aria sapere che c’è un modo per smettere di affogare è un jolly non da poco.
La seconda invece mi è tornata in mente stamattina quando ho ripensato a questo 2020 e all’impatto che ha avuto sulla mia vita. E mi sono resa conto che, nonostante sia stato indiscutibilmente un anno di merda, mi ha offerto delle possibilità che probabilmente in un anno normale non avrei avuto o non avrei saputo cogliere/sfruttare al massimo, e mi ha fatto capire cose che evidentemente non mi erano molto chiare.
Insomma, paradossalmente dovrei essere grata al 2020 per essere stato un anno orrendo.
Cioè, vedi te: allucinante. Eppure.
Prima di tutto, grazie al 2020 sono lavorativamente molto più brava di prima. Il fatto di non poter fare le cose al solito modo mi ha sfidato a trovare soluzioni alternative, e quando mi sono arrivati nuovi incarichi ho avuto il tempo di dedicarmici al 100%, senza dover scegliere tra stare al computer il venerdì sera o uscire. I know: sto guardando il bicchiere mezzo pieno. Ma d’altronde l’acqua è lì, sta a me guardarla nella giusta maniera. E se mentre me ne stavo lì appiccicata allo schermo mandavo tutti gli accidenti del mondo al 2020, adesso so che mi sarebbero serviti due anni per fare il salto che ho fatto in 6 mesi. So, thank you.
Il 2020 poi mi ha insegnato a stare con gli altri. Ma in che senso, direte voi? Se il mantra è “stare distanti” il più possibile! Certo, avete ragione. Ma stare da sola per me non è mai stato un problema e i mesi del lockdown totale li ho trascorsi serenamente a casa a guardare serie tv, leggere e lavorare, senza nessun bisogno di uscire: sono un animale sociale ma ho molto bisogno del mio spazio e credo che avessi accumulato talmente tanto bisogno di staccare dalle persone che forse quei mesi mi sono serviti semplicemente a ricaricare le batterie (vedi, ecco un altro motivo di gratitudine. Ma pensa te). Il difficile, semmai, è stato restare bloccata a casa dei miei in una improvvisa quarantena forzata e inaspettata a casa loro: dopo 16 anni passati a vivere da sola ritrovarmi con altre 3 persone in casa 24/7 è stato veramente un casino. Eppure non c’è cosa che mi fosse più necessaria. Doversi adattare ai ritmi degli altri, farli convivere con i tuoi senza che sia costantemente una frustrazione o un problema, dover interagire anche quando sei arrabbiato, triste, nervoso, mi ha costretto a rivedere il modo in cui interagisco con le persone. A vedere i miei limiti e ad affrontarli, piano piano. Il 2020 mi ha obbligato a farlo, e chissà in quale altro modo avrei potuto se non in questo?
La terza cosa di cui sono grata al 2020 è di avermi fatto individuare chiaramente qual è la mia support bubble. Prendo in prestito il termine con cui fuori dall’Italia (perché qui siamo ancora al Medioevo e si parla solo di famiglia, come se al di fuori delle relazioni amorose e dei legami di sangue non esistesse niente) si chiamano le persone essenziali per il tuo benessere emotivo, quelle che insomma in periodi difficili stanno accanto a te, e tu accanto a loro. Conosco tantissime persone e per il mio lavoro ne frequento tante, eppure dopo tutti questi mesi di separazione forzata posso contare sulle dita coloro che voglio siano sempre presenti nella mia vita, nella gioia e nel dolore, per citare la formula matrimoniale. Le posso contare non nel senso che sono poche, ma che so con certezza quali sono, ed è una fortuna immensa saperlo. E tra quelle magari ce ne sono alcune che vorrò più vicine ancora, una volta che tutto questo finirà. Perché potrebbe non esserci il tempo che pensiamo sempre sia infinito, e allora meglio sapere chi vuoi che ci sia, e come vuoi che sia lì.
Il tempo, dicevo. Ecco: avete presente quando uno dice che vorrebbe fare tante cose ma non ha tempo? Diciamo che quest’anno di tempo ne abbiamo avuto in abbondanza, per cui quello che non abbiamo fatto è semplicemente perché non lo vogliamo proprio fare. Quindi un’altra cosa per cui sono grata al 2020 è avermi tolto le scuse: so cosa voglio fare e cosa non vorrò mai fare (tipo andare a correre, nemmeno se è una scusa per uscire) nemmeno se avessi giornate da 48 ore. E per lo stesso principio so per che cosa vorrò usare il mio tempo quando avrò anche la libertà, ovvero so quali sono le cose che mi sono mancate in questi mesi e che non rimanderò più. Che poi questa è una bugia ed è un’altra cosa di cui sono grata al 2020: vedere le cose per come sono. Perché lo so benissimo che continuerò a procrastinare come prima e mi perderò le mostre, i concerti e roba varia perché sono una persona che vive last minute e oh, va bene così. Ho detto che sono grata di quello che mi ha insegnato quest’anno, non che ha fatto il miracolo. E nonostante la gratitudine, il mio sentimento verso il 2020 è tutto riassunto in questa canzone:
https://www.youtube.com/watch?v=6K9lhgrgeFo