Noemi medico centese, la prima vaccinata: «Ho visto la malattia a casa dei pazienti»
FERRARA. Noemi Melloni ha un sorriso arioso, che “buca” la mascherina e ispira fiducia e speranza. Ha 27 anni, è nata a Cento ma da quando ha iniziato a muovere i primi passi da medico, a Ferrara, ha incontrato solo pazienti ammalati di Covid o “sospetti”. «L’incarico nelle Usca (le guardie mediche Covid, dell’azienda Usl, ndr) è stato il mio primo servizio - così si è presentata ai cronisti - Lavoro in questo ambito dall’inizio dell’emergenza, sono stata abilitata a marzo 2020, ma la malattia l’ho incontrata già tante volte, a casa dai pazienti».
Ieri, pochi minuti dopo le 14, ha ricevuto il primo vaccino anti-Covid somministrato in provincia nella giornata dimostrativa europea dedicata alla campagna di prevenzione contro la pandemia. Presto sarà lei a vaccinare gli altri.
Davanti a cellulari, taccuini, macchine fotografiche e telecamere ha tenuto la scena con disinvoltura (vestizione, preparazione, attesa) e all’uscita dalla sala si è concessa generosamente alle interviste con l’entusiasmo e la sicurezza di chi ha appena compiuto, ha commentato, «la scelta corretta. Sto bene e non ho sentito nulla, nemmeno la puntura dell’ago. Per me questa non è la prima vaccinazione, ne ho fatte tante, compresa l’antinfluenzale». Le dita a “v”, dopo l’iniezione, sono la risposta a una richiesta dei fotografi. Così comparirà in tante immagini dedicate al V-Day estense.
«Quando si è aperta la possibilità della vaccinazione - ha ribadito - non ci ho pensato un’attimo». Figlia di un medico di medicina generale, laurea a Bologna, non ha ancora deciso se farà la specializzazione. «Mi piace stare sul territorio», risponde. Forse seguirà le orme del papà. «Il Covid è una malattia difficile e insidiosa - ha aggiunto - è giusto aderire alla vaccinazione per tutelare se stessi e i pazienti, ma anche i propri familiari, i conoscenti, i colleghi. Il nostro lavoro impone regole rigide, il vaccino aumenta la sicurezza».
Il servizio a domicilio porta il medico a contatto con tante realtà. «I pazienti che ho visitato sono sempre stati molto accoglienti e non sono solo anziani - ha concluso - ho visitato anche persone di 30 anni. Sono isolati, spesso gentilissimi, ci offrono il caffè, li ringraziamo ma non possiamo berlo».
Destino bizzarro
Il volto testimonial del V-Day ferrarese ha preceduto solo di qualche minuto il secondo vaccinato, un infermiere di 37 anni, Vincenzo Maragno, materano, che dallo scorso settembre presta servizio nell’ambulatorio Covid del Sant’Anna, struttura che esegue i tamponi nell’ospedale e lo screening sul personale. «Ho partecipato a un avviso pubblico, ora ho un contratto di 12 mesi - ha raccontato nell’incontro con la stampa - Non mi sono imposto barriere, il lavoro a 750 km da casa può essere un sacrificio ma anche una opportunità di crescere e imparare bene la professione». Una persona che gli era cara, dieci anni fa, aveva contratto la Sars (antenata del Covid-19) che se l’è portata via. «Il destino certe volte è bizzarro - ha rimarcato - io oggi sono uno dei primi vaccinati. Spero che tutto questo serva a farci recuperare una vita più tranquilla e serena. Vaccinarsi è un atto d’amore, per gli altri oltre che per se stessi». —
Gi.Ca.
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