Svezia espressione di libertà? La lettera di un medico
Salve,
Sono un medico psichiatra italiano che si è trasferito in Svezia circa sedici anni fa.
Come tanti altri nella mia situazione, ho preferito andarmene dall’Italia subito dopo la laurea in medicina perché non avevo voglia di parcheggiare in un ospedale e leccare il culo a un professorone per anni prima di poter accedere ad un corso di specializzazione, non avendo conoscenze nell’ambiente, poiché non ci sono né medici né politici nella mia famiglia.
Avevo voglia di confrontarmi con il mondo e di trovarmi in un Paese dove si andasse avanti per volontà, merito e soprattutto entusiasmo, non per nomi e conoscenze. Trovai un annuncio su un nostro quotidiano dove dicevano di essere interessati ad assumere medici provenienti dalla Comunità Europea – l’annuncio riguardava la Svezia.
Presto detto e fatto: mando il curriculum e dopo pochi giorni mi chiamano per un colloquio. Entro un mese mi mandano un offerta per iniziare il corso di specializzazione, ma prima mi offrono un corso di lingua affinché possa imparare lo svedese poiché non posso giustamente usare l’inglese con i pazienti in ospedale. Corso di lingua per alcuni mesi e poi comincio la specializzazione. Responsabilità dal primo momento, turni di notti con pazienti che minacciano di suicidarsi o con psicosi gravi che richiedono ospedalizzazione coatta, ecc. Imparo tutto sul posto e in fretta, si fidano ciecamente delle capacità degli specializzandi, anche se alle prime armi. Specializzazione in poco meno di cinque anni, una grande esperienza dal punto di vista lavorativo.
Poi il risvolto della medaglia viene fuori poco a poco.
Chiedo a coloro che mi hanno assunto come mai nella zona dell’appartamento che mi hanno trovato non incontro mai svedesi in giro, e loro: “Credevamo ti trovassi più a tuo agio in una zona della città con persone provenienti da altri paesi…”..!… All’inizio non ci faccio caso. Poi ancora: “Lo stipendio che ti diamo qui è comunque più alto di quello che avresti guadagnato in Italia (anche se il più basso di tutti gli altri colleghi in ospedale in Svezia), dovresti essere soddisfatta”.
Le prime avvisaglie. Decido comunque di restare, il modo di lavorare è comunque entusiasmante e la fatica più grande è stata fatta. Naturalmente mi manca il cibo, il sole e il calore umano tipico del mio sud Italia, ma sono soddisfatta della mia scelta e della mia carriera che non ha avuto bisogno di “aiutini”.
Poi nascono i miei figli.
Lo stato mi manda delle carte a casa dicendomi che devo subito rinnovare il mio permesso di soggiorno altrimenti sono costretti a mandare mio figlio (appena nato) in Italia entro tre mesi. Mi precipito a fare le carte nel panico, situazione sistemata. La mutua pediatrica, il dentista, l’ostetrica hanno una lista di visite/valutazioni per i bimbi dalla nascita fino alla maggiore età che se non segui alla lettera vieni pedinato e schedato, anche se le visite in realtà non sono obbligatorie. I bimbi cominciano tutti l’asilo a dodici mesi, se non fai lo stesso vieni considerato un appestato. Secondo gli assistenti sociali sto rovinando i miei figli perché non gli sto facendo fare la stessa esatta trafila che tutti seguono in questo paese, mi sento dire ” credi di essere in Italia? Questo paese non è cattolico, i genitori lavorano e i bimbi vanno tutti a scuola più o meno dalla nascita e a tempo pieno, perché devono imparare a socializzare. E non a fare i mammoni o i disoccupati come in Italia”. A socializzare. La Svezia è il Paese dove c’è il maggior numero di persone che vive sola in Europa, e probabilmente nel mondo. Senza contare la totale mancanza di valori e di felicità, i suicidi.
I miei figli stanno imparando tre lingue contemporaneamente e salutano chiunque incontrino per strada, aldilà di lingua e nazionalità. E non sono andati al corso di “socializzazione” come gli altri bimbi, che nella maggior parte dei casi vengono sbattuti da una casa all’altra ogni settimana a causa di genitori separati che saranno stati distratti durante il corso di “socializzazione” ed acquisizione dei valori fondamentali.
Poi è venuto il COVID-19 e con esso l’espressione massima di questo Paese. La strafottenza nei confronti della vita umana. La totale indifferenza e la mancanza di rispetto per questo tipo di malattia.
Nessuna forma di lockdown, tutto aperto dal principio alla fine, niente precauzioni in ospedale, nessun test tutt’oggi. La gente muore nell’indifferenza di tutti, io nel mio isolamento vengo vista come una psichiatra passata al ruolo di paziente. I miei figli che non vanno a scuola fanno resuscitare tutte le autorità che mi tartassano e minacciano – io parlo di salute e loro di ” corso di socializzazione” a tutti i costi.
E continuano.
La cosa più triste e raccapricciante di tutte è che io consideravo questo Paese come l’espressione massima di libertà e felicità, ma dove non c’è invece neanche l’ombra di tutto questo. C’è una parvenza, una copertura per cui la Svezia è famosa nel resto dell’Europa, ma che crolla non appena ti avvicini.
È possibile fare in modo che tutto questo venga fuori? Gradirei che si sapesse. Non dovrebbero mai toglierti la libertà, è uno dei crimini peggiori.
Grazie.
Un caro saluto,
Stefania
