Anche nel calcio femminile vince sempre la Juventus
Come da slogan del club: «Vincere è l’unica cosa che conta». In campo maschile la Juventus domina: ha vinto gli ultimi 8 scudetti e oggi comanda la classifica della Serie A. E in campo femminile ha dato inizio ad un’altra dittatura. La Juventus domenica ha messo in bacheca un altro trofeo. La Supercoppa Timvision. Era l’unico trofeo che le mancava. L’anno scorso la squadra allenata da Rita Guarino aveva vinto campionato e Coppa Italia. La Supercoppa è arrivata dopo la vittoria contro la grande avversaria di questi ultimi anni, relegata al ruolo di «eterna seconda»: la Fiorentina, già affrontata nella sfida scudetto di marzo (da record, con quasi 40.000 spettatori) dell’Allianz Stadium, che di fatto consegnò il titolo alle bianconere.
2-0 il risultato finale, con gol dell’azzurra Girelli nel primo tempo e di Staskova nella ripresa, che ha esultato – nel tripudio generale – richiamando il gesto con cui festeggia Cristiano Ronaldo. «Sono molto soddisfatta della prestazione delle mie ragazze», ha detto a fine gara Rita Guarino, mentre il capitano Sara Gama alzava il trofeo davanti agli oltre 2.500 spettatori accorsi all’«Orogel Stadium – Dino Manuzzi» di Cesena. La Supercoppa ha segnato l’esordio di TimVision come Title Sponsor delle principali competizioni organizzate dalla Divisione Calcio Femminile.
L’alta qualità della finale giocata conferma la crescita di un movimento che – dopo i Mondiali di Francia che si sono svolti in estate – ha posto le premesse per poter finalmente competere con le migliori nazionali europee. L’aumento del numero delle tesserate (si va verso quota 25.000), la presenza sempre più massiccia del pubblico negli stadi dove si giocano le partite di Serie A, la crescita del pubblico televisivo, l’incremento di interazioni e di follower dei profili social media delle calciatrici più famose: sono tutti fattori di un mondo che ha trovato la propria identità, grazie anche ad una «modernità» sconosciuta a livello maschile. Basti qui dire del coming out dell’azzurra Elena Linari, che qualche giorno fa ha reso pubblica la propria omosessualità.
Rimangono da risolvere molte questioni, prima fra tutte quella dello status delle calciatrici, ancora dilettanti ma sotto contratto con società professionistiche. Soltanto una ventina di top-player della nostra serie A vengono gratificate da ingaggi che vanno dai 1.200 ai 2.500 euro. La maggioranza delle calciatrici italiani ha stipendi medi – anzi: rimborsi spese – che si aggirano sui 7-800 euro al mese. Da tempo il movimento intero sta combattendo per vedere riconosciuta la propria professionalità.
Come spesso ha sottolineato il ct della nazionale – Milena Bertolini – la crescita sarà graduale e fisiologica solo se le società femminile verranno affiliate a quelle maschili. Il che significa utilizzo delle stesse strutture, possibilità di avvalersi di staff medici e atletici, garanzie economiche. Al momento in serie A sono affiliate Juventus, Fiorentina, Inter, Milan, Sassuolo, Hellas Verona ed Empoli. E’ successo tutto in fretta, con una accelerazione negli ultimi due-tre anni. Ma non basta ancora perché il calcio femminile abbia gli stessi diritti – come succede spesso nel resto d’Europa – di quello maschile.
