C’è un milione di posti di lavoro liberi: perché lo sanno solo in pochi?
Con i problemi di occupazione che ci assillano quotidianamente, sembra davvero impossibile credere che in Italia ci possano essere circa 1 milione di posti di lavoro che nessuna azienda riesce a riempire. Un milione significa ben 1 posizione su 4. Non poco. Il motivo è semplice: le aziende hanno bisogno di assumere figure altamente specializzate, ma non riescono a trovarle sul mercato. Secondo i dati rilevati dall’Indagine Excelsior realizzato da Unioncamere e Anpal, nonostante il numero di contratti sia in crescita, il 31% delle entrate previste risulta non facile da trovare. Mancano i candidati, o chi si presenta non è adatto. Si chiama «mismatch», «disallineamento».
Una fotografia sul mondo dell’occupazione nel nostro Paese che lascia perplessi, vista la disoccupazione giovanile da record. Una fotografia amara che mostra come l’incredibile gap tra domanda ed offerta di occupazione nel nostro Paese sia sempre più ampio. Ma le difficoltà incontrate dalle aziende nel reperire le figure professionali richieste, si sta trasformando davvero in un problema per l’assenza di candidati con il curriculum giusto.
Dal bollettino del Sistema informativo Excelsior, accanto alle previsioni di assunzioni delle imprese, oltre 427mila entrate a luglio e 1,13 milioni nel trimestre, si registrano anche le difficoltà di reperimento segnalate dalle aziende: in media sul totale di assunzioni previste oltre una su quattro (il 27%) rischia di non andare a buon fine per mancanza di candidati.
I professionisti mancanti per eccellenza sono i tecnici in campo ingegneristico, a seguire i tecnici informatici, telematici e delle tlc. Il podio è completato dagli specialisti in matematica, informatica, chimica e fisica. Le aziende hanno quindi maggiore difficoltà a trovare candidati in possesso di lauree ad indirizzo ingegneristico (48% entrate di difficile reperimento) o diplomi a indirizzo elettronico ed elettrotecnico (47%).
Ma come si è arrivati a questa situazione? Secondo gli esperti, la «colpa» starebbe nel non ottimale rapporto tra scuola e lavoro, nella ancora troppa distanza tra mondo della formazione e imprese. È necessario puntare di più su misure che nel nostro Paese sono ancora poco o male utilizzate: dare importanza all’orientamento e alla formazione, semplificare il passaggio dalla scuola al lavoro, considerare un dialogo continuo tra scuola e mondo imprenditoriale magari potenziando l’alternanza scuola-lavoro. Solo così, capendo per tempo quali sono i lavori più richiesti, quali le figure professionali maggiormente richieste, i giovani potranno avere quantomeno la possibilità di decidere se intraprendere un percorso formativo con un obiettivo preciso. Chi, infatti, sceglierà le specializzazioni più richieste avrà ovviamente ottime chance di trovare un posto di lavoro.
