Beach Yoga: perché farlo in spiaggia è meglio
Il calore del sole sulla pelle, il rumore delle onde, il contatto con la sabbia. Sono queste le tre principali ragioni che spingono molte persone a praticare yoga in spiaggia. Basta cercare l’hashtag #beachyoga su Instagram per capire quanti non ne possano più fare a meno. Però, spiega Luana Sangalli, insegnante di yoga Hatha e Vinyasa a Bali, «ci vogliono le dovute accortezze affinché l’integrità della pratica e il proprio benessere siano garantiti».
Dove e quando
Prima di tutto è fondamentale scegliere il luogo giusto per praticare yoga in spiaggia: «per godere appieno del contatto con la natura e cogliere tutti i suoi suoni, è sempre bene scegliere un posto poco affollato, per non dire isolato. Ovviamente praticare al mattino molto presto, oltre a permettere di beneficiare della magia delle prime ore di luce, è utile anche per la concentrazione, essendoci ancora poche persone al mare. Inoltre, fare yoga al mattino presto, sempre prima di aver fatto colazione, ha anche un forte valore simbolico. Il saluto al sole, Surya Namaskara, è la sequenza di posizioni ideale per iniziare una seduta di yoga in spiaggia: dà grande elasticità al corpo, riattiva il metabolismo e permette di fare il pieno di energia per affrontare al meglio tutto il resto della giornata», spiega Luana Sangalli.
Cosa indossare
Vista la presenza della sabbia, è necessario un abbigliamento e una attrezzatura adeguata. «Affondare i piedi nel terreno sabbioso è piacevole, ma può mettere a dura prova l’equilibrio, inoltre quando ci si sdraia e la sabbia si appiccica addosso, può risultare fastidiosa e deconcentrante. Quindi è comunque bene portare con sé un tappetino. Esistono quelli specifici da spiaggia, impermeabili e antiscivolo, altrimenti va bene anche il tappetino normale, anche se si sporcherà un po’», consiglia Luana Sangalli. Per quel che riguarda l’abbigliamento «si può indossare anche il costume da bagno, magari con sopra una maglietta di cotone, in modo da proteggersi dal sole e lasciare che le fibre naturali assorbano il sudore mantenendo un po’ di freschezza».
Le posizioni
«Che si pratichi in palestra o in spiaggia, quando si fa yoga è fondamentale il pranayama, ovvero il controllo della respirazione, che deve accompagnare tutti i movimenti. Essendo poi l’aria di mare ricca di sali minerali, è bene goderne il più possibile». Parlando invece di posizioni, «quelle che consiglio sono la posizione dell’albero, detta anche vrksasana, una fondamentale posizione di equilibrio: in posizione eretta, con i piedi ben ancorati a terra, si sposta il peso sul piede sinistro, lentamente si piega la gamba destra e si appoggia la pianta del piede sulla coscia sinistra. Quando si ha raggiunto la stabilità, si uniscono i palmi delle mani e si allungano le braccia sopra la testa. Un’altra posizione da fare in spiaggia è quella del guerriero, virabhadrasana: si porta la gamba destra in avanti e la sinistra si distende all’indietro. Si ruota poi il piede dietro verso l’esterno e si piega il ginocchio della gamba destra. Lo sguardo è fisso davanti a noi, le braccia sono in alto con le mani unite, e, solo quando ci si sente stabili, si posta lo sguardo verso l’alto. Si mantiene la posizione per poi ripeterla dall’altro lato. Questa è un’ottima posizione per rafforzare le gambe», spiega Luana Sangalli. «Anche la posizione del cobra, bhujangasana, è ideale al mare perché la sabbia attutisce il dolore per la pressione che si va a esercitare: ci si deve stendere a pancia in giù, si allungano bene le gambe con il dorso dei piedi a terra. A questo punto si piegano i gomiti appoggiando le mani all’altezza delle spalle, dopodiché si solleva il busto, si preme il pube a terra, si contraggono i glutei e si spingono le scapole in dentro». E per chi vuole rilassarsi al massimo? «Consiglio la posizione savasana. Ci si mette con gli occhi chiusi in posizione supina con le braccia distese e i palmi delle mani rivolti verso l’alto. Se i piedi cadono verso l’esterno, si può lasciarli andare. In questa posizione l’unica cosa da fare è ascoltare il proprio respiro e si può meditare accompagnati dal rumore delle onde. Il relax è garantito».
In acqua
Esistono poi delle discipline yoga che si possono praticare addirittura in acqua come il Sup (standing up paddle) yoga. Ideato dalla californiana Sarah Tiefenthaler, qui equilibro, concentrazione e forza sono portati ai massimi livelli perché l’instabilità del mare richiede un maggiore sforzo per rimanere saldi sul sup – per farsi un’idea si può seguire Jessica Amendola su Instagram (@jessamendola), una vera esperta in materia. Esiste poi il Woga, ovvero “water + yoga”, una particolare disciplina, ideata da Harold Dull, l’americano già inventore del Watsu (shiatsu in acqua), che trasferisce le asana tipiche dello hatha yoga in acqua. Si pratica con l’acqua che arriva alla vita o all’altezza delle spalle e le asana distese sono eseguite galleggiando. Le posizioni più difficili risultano più leggere grazie al carico articolare quasi inesistente, perciò è possibile mantenerle a lungo. I suoni sono attutiti e i movimenti del corpo più dolci, per questo è una pratica indicata anche per le donne in gravidanza e le persone con problemi articolari. Inoltre, le diverse asana svolte in vasca aiutano a contrastare la cellulite perché la pressione dell’acqua favorisce il ritorno venoso e migliora la circolazione del sangue nei punti critici come gambe e glutei dove si ristagnano i liquidi e si forma la cellulite.
