Le unioni civili hanno superato lo scoglio del Senato. L’assemblea di Palazzo Madama ha approvato con 173 sì e 71 no il maxi-emendamento che ha completamente riscritto il ddl Cirinnà e su cui il governo aveva deciso di chiedere la fiducia. Il testo passa ora alla Camera. Ma dal disegno di legge originale sono state stralciate le norme sulla stepchild adoption e i riferimenti diretti al matrimonio, tra i quali l’obbligo della fedeltà tra i partner, un “dettaglio”, secondo i firmatari, rimosso dal testo per marcare la differenza con il matrimonio tradizionale. Il testo sulle unioni civili è diviso in due parti: la prima introduce, nell’ordinamento italiano, ex novo l’istituto dell’unione civile tra persone dello stesso sesso quale specifica formazione sociale, mentre la seconda disciplina giuridicamente la convivenza, sia eterosessuale che omosessuale, e la orienta essenzialmente nel senso delle già consolidate evoluzioni giurisprudenziali delle coppie conviventi. La Fedeltà è un dettaglio? Ma se sulle adozioni il caso sia ancora da discutere (anche se al momento i giudici possono pronunciarsi favorevolmente riguardo l’adozione da parte di coppie gay), ciò che lascia sbalorditi è l’abolizione dell’obbligo di fedeltà nella coppia. Per alcuni, come la senatrice Pd Laura Cantini, solo un retaggio “di una visione superata e vetusta del matrimonio”, per altri un valore che ha migliaia di anni e che impegna, responsabilizza e quindi forma la società. Non è un caso che l’abrogazione di questo vincolo abbia fatto a dir poco irritare, per primo, tutti i destinatari della legge. Perché la fedeltà non è solo una cosa vecchia di una società che ormai deve essere libera (confondendo la libertà con il libertinismo) dai legami di un clericalismo radicato, come affermano tra gli scranni di palazzo Madama e Montecitorio. Perché non è neanche una questione religiosa, come confermato dall’avvocato cassazionista Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione nazionale avvocati matrimonialisti, intervistato da Repubblica: “La fedeltà deve restare un valore per tutti, è un valore laico non religioso. La fedeltà resta una delle ragioni per cui si sta insieme. Nel 60% dei casi ci si separa proprio per infedeltà. L’obbligo di fedeltà è prevista in tutto il mondo, senza differenza tra i sessi degli sposi. Rimango sfiduciato da questi comportamenti, la fedeltà coniugale non può essere cestinata e lo dimostra il fatto che chi è stato tradito può chiedere il risarcimento del danno morale”. I destinatari della legge Cirinnà, gli omosessuali su tutti, dovrebbero sentirsi indignati per questa scelta incomprensibile che ha il sapore di faciloneria da parte dei proponenti e che pare essere un elemento sacro del matrimonio per gli eterosessuali e un optional delle unioni civili per gli omosessuali. Non è così. La fedeltà non è la scelta di avere rapporti sessuali con chi si vuole. La questione è più profonda. La fedeltà è il donarsi, fisicamente e sentimentalmente, ad una persona, assumendosi le responsabilità dell’impegno coniugale senza cercare “sollievo” nel rapporto estemporaneo con un terzo. E non è un valore “inventato” dalla Chiesa cattolica. Esiste “da decine di migliaia di anni” come ha rilevato Massimo Cacciari. Dopo la conta dei voti il premier Matteo Renzi esultava così: “Giornata storica, ha vinto l’amore”. Dov’è l’amore in una legge che disciplina solo diritti e doveri patrimoniali escludendo le norme morali?