Destino dei grandi è quello di non morire mai. In qualche modo restano, attraverso le loro opere, le loro intuizioni geniali, sia che le abbiano realizzate in prima persona, sia che siano state portate a compimento da altri. Ben due film su di lui, sulla sua vita breve ( Jobs era nato il 24 febbraio 1955 da una madre svizzera e un padre iraniano, due persone di cultura ma totalmente impreparate a quella nascita, tanto da darlo in adozione a due sempliciotti ma benestanti americani, un po’come accade al piccolo futuro Superman, caduto dal cielo, figlio di due menti eccelse ma allevato in prateria da una coppia anziana, sterile e lontanissima dalla scienza). Ben due film a tratteggiarne il caratteraccio rovinato dal genio eppure irresistibile, attrattivo e seduttivo: maltrattava tutti, amici, mogli, figli e collaboratori, ma lo amavano tutti, quasi in disperata contrapposizione. Lui che trent’anni prima capisce dove sta andando il mondo e l’homo interconnexus e coglie l’ennesimo desiderio di Prometeo (e chissà che Michael Fassbender che è stato un protagonista di Prometheus, non sia stato scelto, magari inconsciamente, proprio per questo a dare volto, sguardo e nevrosi al genio di Steve), di avere tutto, subito e velocemente, in un palmo di mano o sotto le dita: riconfigurando per sempre e senza possibilità di ritorno, l’antico gesto dello scriba, quello che salda mano e cervello per la creazione assoluta di cui solo l’essere umano è capace. Lui che se ne va ancora giovanissimo, pochi anni dopo aver raccomandato a tutti di restare folli, affamati e, soprattutto, senza sprecare il tempo che ci è dato da vivere, non ha potuto nulla contro quel carcinoma al pancreas che pure ha combattuto fino all’ultimo tentando di tutto. Ed è riuscito almeno a dare quel morso alla mela, quell’unico morso che diventa segno, simbolo, storia e destino di un intero nuovo modo di comunicare e di far crescere il mondo. Il mondo oggi sembra non amare la dimensione mitica pur avendone un disperato bisogno. Mito e identità sono strettamente legati e che non si allaccino attorno alla follia della guerra o del fanatismo religioso, di qualunque natura, dovrebbe essere auspicio e lavoro di tutti. Quello di Steve è stato un destino mitico, in grado di unire e includere attorno ad una tecnologia prodigiosa, l’intero pianeta.