I meriti dimenticati degli altri
"IO sono esattamente l’opposto di Monti e Letta e non accetto lezioni dai tecnici che ci hanno regalato gli esodati della legge Fornero, il fiscal compact, il bail in, le tasse sulla casa .. io ho fatto l’Expo loro i marò". Schiaffi sonori quelli di Matteo – Renzi non Salvini, malgrado le apparenze. Schiaffi ai quali i destinatari hanno reagito l’uno, Letta, incassando in silenzio e l’altro, Monti, porgendo l’altra guancia. "Ritengo anch’io che l’Europa si è fermata – ha scritto – Renzi e io stiamo dalla stessa parte sulla questione più profonda di tutte, quella della sovranità". Monti ha solo aggiunto una nota di stile, un understatement, che più pacato non si può: "Non possiedo certo la verità e non dirò mai che non accetto lezioni". E che dire del silenzio assordante dei montiani e dei lettiani – le Giannini, gli Zanetti, l’onnipresente talkista Andrea Romano, i Boccia – che pure stanno nella maggioranza e persino nel governo di Renzi solo grazie ai suoi strapazzati predecessori. Si può capire che tra le piume e il martello abbiano poca scelta, ma anche solo per rispetto di se stessi se non della verità, qualche puntualizzazione e qualche riconoscimento a chi li ha portati in Parlamento avrebbero pur potuto concedersela. Con molto garbo ovviamente.
"IL CAPO" come lo chiama familiarmente Luca Sofri, marito della Bignardi, neo assunta direttrice di Rai Tre, si sa, è un tipo permaloso e, dicono i suoi, vendicativo e prima o poi farà le liste per la Camera. Per esempio avrebbero potuto osservare che nella crisi del 2011 senza la riforma delle pensioni di Monti e della Fornero, l’Italia sarebbe sprofondata nel baratro. Che il passo successivo doveva essere la riforma del mercato del lavoro, ma il progetto fu bloccato da Napolitano per l’opposizione totale del partito di Renzi. Che il bail in è stato approvato in via definitiva dal governo Renzi il 13 novembre 2015. Che il caso Marò è stato causato non da Monti e Letta ma dall’insipienza di un armatore e dall’accanimento indiano e che il governo in carica, al pari dei precedenti, non l’ha risolto. Che nel 2011 non c’era la Bce di Draghi e il Quantitative easing e neppure era crollato il prezzo del petrolio. Dura la vita degli alleati di Renzi: se fanno cose buone come Sacconi e Ichino (Ncd e Scelta Civica) con il Jobs Act, il merito se lo prende tutto Renzi. Se osano dissentire come provò a fare Alfano di fronte al diktat su Mattarella presidente, gli si intima "o voti o quella è la porta".
ANCORA più dura la vita degli alleati da quando la maggioranza è diventata bina e trina, variabile a seconda delle riforme in discussione e persino delle fasi tattiche. Sulla stepchild adoption Renzi tenta di forzare provando la maggioranza con Grillo: «Andiamo avanti con chi ci sta» assicura. Ma appena Grillo si sfila e fa sberleffi come con Bersani, si torna alla maggioranza con Alfano il quale, benchè trattato da seconda scelta, questa volta ha avuto il merito di non mollare sul punto. E così si è conquistato l’onore di condividere con Verdini una citazione del capo – "per necessità numerica" – con tanto di slide sui seggi del Senato per dimostrare alla riottosa sinistra interna che senza gli alleati i conti non tornano. Così Renzi festeggia due anni di governo e con un po’ di fortuna, mille ore di tv e un’altra imbarcata di voltagabbana si prepara al plebiscito di ottobre. Dicono un po’ prima del 28.
