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Май
2017

Sharia e voto via web Così l'ala dura dell'islam imita il metodo Grillo

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Oggi a Torino esordisce la «Assemblea Costituente Islamica d'Italia» che, secondo il suo Manifesto, «è uno strumento tendente a dare ai musulmani una rappresentanza eletta», «per via telematica accedendo, registrati e verificati, ad una piattaforma all'uopo ideata e messa online», e «vorrà essere un soggetto che potrà fare richiesta ufficiale alla Presidenza del Consiglio affinché si avvii un percorso di Intesa tra lo Stato e la Comunità islamica in base a quanto previsto dall'art. 8 della Costituzione.»Concretamente scopriamo che ad oggi l'islam non è una religione riconosciuta dallo Stato proprio perché non ottempera alle due condizioni richieste dall'articolo 8 della Costituzione, la stipula dell'Intesa e, in parallelo, che lo Statuto dell'islam non contrasti con l'ordinamento giuridico italiano. Ebbene questo Statuto, che nell'islam si fonda sulla sharia, la legge coranica, è totalmente incompatibile con le leggi laiche dello Stato sui temi cruciali della sacralità della vita di tutti, della pari dignità tra uomo e donna, della libertà di scelta individuale.L'artefice di questa iniziativa, che per la prima volta in Italia introduce il sistema dell'elezione telematica di una rappresentanza islamica, è Hamza Roberto Piccardo, 65 anni, ex Autonomia Operaia, che ha trasferito nell'islam il bagaglio ideologico estremista del comunismo, pur mostrando una indubbia capacità politica e organizzativa. Anche in questo caso Piccardo, con grande scaltrezza, vorrebbe aggiudicarsi non solo la paternità dell'elezione della rappresentanza islamica, ma soprattutto il controllo dei contenuti della proposta sulla cui base si stipulerebbe l'Intesa. Nel 2000 fu proprio Piccardo, perché in disaccordo con i contenuti, a far fallire l'Intesa con lo Stato negoziata dal «Consiglio islamico d'Italia», formato nel 1998 tra l'Ucoii, il Centro islamico culturale d'Italia e la Lega musulmana mondiale-Italia.Ritentare oggi l'operazione sfoggiando la novità del «musulmano informatico», la versione «grillina» dell'islam che condivide il culto della «Rete» del M5S, non modifica però la realtà dell'islam perché ciò che Allah prescrive nel Corano e ciò che ha detto e ha fatto Maometto sono immutabili nel tempo e nello spazio.Di fatto Piccardo scende in campo per contrastare le iniziative avviate da altri soggetti islamici per stipulare l'Intesa con lo Stato. Innanzitutto l'Ucoii (Unione delle Comunità e Organizzazioni Islamiche in Italia), di cui Piccardo è stato il Segretario nazionale, che rappresenta ideologicamente il movimento estremista dei Fratelli Musulmani, fuorilegge in Egitto, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. E poi la «Confederazione islamica italiana», gestita dal Marocco i cui cittadini formano la metà dei musulmani in Italia.Vale la pena sottolineare che chi dovesse stipulare l'Intesa con lo Stato acquisirebbe legittimazione religiosa, politica, mediatica e, fatto tutt'altro che secondario, la prerogativa di poter attingere importanti finanziamenti attraverso l'8 per 1000, tramite cui poter estendere e controllare la rete delle moschee che sono le roccaforti dell'islamizzazione del nostro Paese.In uno stato di diritto che si rispetti, si dovrebbe prima esigere l'ottemperanza dei doveri e poi accordare i diritti. Avremmo dovuto prima avere la certezza che l'islam sia rispettoso delle nostre leggi e, soltanto dopo, procedere alla stipula dell'Intesa e, soltanto dopo, concedere le moschee e i finanziamenti pubblici. In Italia i musulmani hanno invece già ottenuto quasi tutto ciò che consegue alla stipula dell'Intesa senza averla sottoscritta. Ecco perché ora appare una semplice formalità. E non si prende nemmeno in considerazione la richiesta costituzionale circa la compatibilità dell'islam. Di fatto ci siamo già arresi all'islam legittimandolo a prescindere dai suoi contenuti. Il Governo, la Magistratura, la Chiesa, la Grande stampa da che parte stanno: faranno rispettare la Costituzione o avalleranno la resa all'islam?magdicristianoallam@gmail.com





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