Comincia a prendere forma il nuovo piano pensioni che il governo ha intenzione di varare nei prossimi mesi. Una riforma che dovrebbe cambiare il sistema previdenziale soprattutto sul fronte delle uscite anticipate. Le prime modifiche alle attuali norme in vigore in questo momento dovrebbero arrivare con la legge di Bilancio entro il prossimo 20 ottobre. Da lì dovrebbe partire l'Ape, ovvero il sistema che permette un'uscita anticipata che consentirà ai lavoratori che vogliono mollare il lavoro dal 2017 in poi di farlo al compimento dei 63 anni di età e percependo così un assegno che risulterebbe essere una sorta di anticipo della pensione che poi verrà erogata a partire dal compimento dei 66 anni e 7 mesi. Ma bisogna fare attenzione alla cifra percepita: l'importo avrà un raglio dell'1 o del 5 per cento in base ad ogni anno di anticipo che viene richiesto e in base alla condizione di reddito ed occupazionale. Quindi ad esempio verrà fatta una distinzione tra chi ha perso il lavoro e chi invece decide di lasciare il posto per godersi il riposo. La platea che sarà interessata da questo provvedimento in prima battuta ammonta a circa 350mila pensionati. A questo seguirà, sempre nel piano della riforma del governo, il ricongiungimento gratuito per i contributi versati nelle differenti gestioni. Ma altre novità, molto più strutturali potrebbero arrivare presto. Ci sarà a quanto pare, secondo quanto ha affermato il sottosegretario Nannicini "una revisione più strutturale del sistema contributivo che, senza mettere in pericolo l’equilibrio dei conti assicurato dalla Fornero, punterà a un corretto equilibrio nel rapporto fra generazioni". Il punto centrale riguarda la flessibilità per chi ha cominciato a lavorare col sistema del contributivo puro. Ovvero dopo il 1995. In questo caso la flessibilità secondo le norme Fornero vengono assicurate solo a chi matura un assegno pari a 2,8 volte l'assegno minimo, ovvero un importo di circa 1500 euro. E questo riguarda di fatto solo le fasce medio alte. Il problema riguarderebbe le fasce più giovani che col precariato rischiano di restare senza una pensione. Ed è qui che il governo avanza, come riporta il Corriere citando Nannicini, l'ipotesi di "misure di solidarietà interne al sistema previdenziale che aiutino le carriere discontinue a colmare alcuni vuoti contributivi". La domanda che in tanti si pongono però è sempre la stessa: dove troverà i fondi il governo per sostenere i costi di una riforma pensionistica come quella che intende varare?
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