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Июнь
2016

L'arroganza dei burocrati ha distrutto la casa europea

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Chissà come avrebbe gioito oggi, se fosse stato ancora vivo, quel Lord dell'Ammiragliato, che di nome faceva Goschen. Fu proprio lui, durante un discorso nel Sussex, esattamente 110 anni fa, che coniò il termine «splendido isolamento» per battezzare quel periodo, nella seconda metà del XIX secolo, durante il quale la Gran Bretagna evitò qualsiasi coinvolgimento nella politica estera europea.Adesso ci risiamo: Londra ha fatto il bis e ha chiuso la saracinesca, questa volta per sempre, a quelli del Vecchio continente. Molti diranno che la perfida Albione si è dimostrata ancora più perfida del solito ma, in questo caso, debbo dissentire: più che dei sudditi di Sua Maestà, la colpa è della cecità dimostrata da quegli alti papaveri di Bruxelles, pilotati come burattini dagli «Sturm und Drang» tedeschi, a cominciare dall'ineffabile Frau Merkel che, con la Brexit, hanno compiuto il loro capolavoro. Da quanti anni, ormai, chi guardava oltre il proprio orticello aveva lanciato l'allarme sulle troppe crepe della costruzione europea? Un'Unione a due velocità: quella a trazione franco-tedesca e quella dei Paesi di serie B. Non solo i ripetuti j'accuse erano stati regolarmente ignorati, ma gli euroscettici venivano pure accusati del delitto di lesa maestà. Perché osavano mettere in dubbio la storica costruzione partorita dai grandi padri nobili, tipo Adenauer, Schumann e De Gasperi, per non parlare di quelli più recenti? Tutti quelli che si permettevano di alzare il ditino, venivano trattati con arroganza, la stessa arroganza che ha portato al disastro.Sembrava, quasi, che il problema non esistesse: basta vedere l'estrema faciloneria con cui, a Bruxelles e dintorni, veniva trattata proprio la questione del referendum britannico. C'è stata, certamente, superficialità da parte di Cameron, che ha compiuto un atto di masochismo assoluto dando il via libera alla consultazione popolare, convinto che Brexit avrebbe perso. Ma ancora peggio si sono comportati tutti quegli spocchiosi, mediocri e ottusi eurocrati, alla Juncker tanto per intenderci («chi è fuori, è fuori...») che, invece di trovare qualche compromesso prima che i buoi anglosassoni scappassero definitivamente dalla stalla, si sono rinserrati nella loro torre d'avorio e hanno buttato via le chiavi del portone principale, alla faccia di quello che viene chiamato spirito di amicizia europea nel nome della Comunità.Qualcuno potrebbe ribattere che i cittadini britannici erano, pur sempre, dei privilegiati rispetto a molti altri partner anche perché, a differenza di noi, la sterlina non ha mai indossato la camicia di forza dell'euro. E l'economia britannica aveva affrontato meglio la grande recessione. Il problema è che, alla fine, il Regno Unito ha dovuto sopportare molti oneri, ma ha ricevuto, in cambio, pochissimi onori. Un europeista fanatico potrebbe ora obiettare sul fatto che non c'è stata Grexit, anche se il pianto greco era disperato, mentre è arrivata Brexit. Osservazione superficiale per il semplice motivo che la Bce di Draghi ha elargito, in questi anni, tantissima liquidità ad Atene mentre Londra, essendo fuori dal club monetario, si è, ovviamente, arrangiata da sola.Senza scomodare Scotland Yard, l'omicidio europeo è stato un assassinio annunciato: lo sapevamo tutti che, prima o poi, qualcosa sarebbe successo, ma quelli che muovono le fila, tra Bruxelles e Francoforte, sono rimasti sordi alle grida di dolore dei vari partner. Dispiace a tutti moltissimo che il sacrificio di Jo Cox, la deputata inglese uccisa per mano di un pazzo fanatico, non sia servito a nulla: la sua morte avrebbe, invece, dovuto far rinsavire in extremis coloro che, nei piani alti dell'Europa, avrebbero ancora potuto evitare che la nave a stelle finisse contro l'«iceberg» dell'arroganza. In questa Waterloo continentale, come scrive un amico inglese, c'è solo una cosa positiva: che almeno Cameron abbia annunciato le dimissioni. Speriamo che altri, Juncker in primis, gettino la spugna come lui.





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