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Il murales per Stefano e Virgilio Mattei diventa “parlante”: un Qr code racconta chi erano i fratelli di Primavalle

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Il murales dedicato alla memoria di Stefano e Virgilio Mattei, vittime del rogo di Primavalle, diventa un’opera “parlante”: la Regione Lazio, che ne è stata promotrice su impulso del presidente Francesco Rocca, ha fatto realizzare una targa con un Qr code che rimanda a un sito istituzionale per scoprire chi erano «i fratelli di Primavalle» e capire perché quel murales è insieme un gesto di pacificazione e di monito. La targa è stata scoperta oggi in occasione della commemorazione della morte di Stefano e Viriglio, avvenuta il 16 aprile 1973, e a un anno esatto dall’inaugurazione del murales, a sua volta nato con l’idea di fare del ricordo un’opportunità di riflessione per il presente e il futuro.

Il murales e il Qr per «superare l’odio con la bellezza»

Un modo, si legge sul sito collegato al Qr code, «per superare con la bellezza l’odio» che si consumò con l’assassinio di Stefano e Virgilio Mattei, uno dei più efferati crimini politici che l’Italia abbia conosciuto. In questo anno l’intuizione di far realizzare quell’opera, firmata dall’artista Massimiliano Carli, si è rivelata corretta: il murales che domina le case popolari di via Bernardo da Bibbiena, dove Stefano e Virgilio vivevano con la loro famiglia e trovarono la morte, è stato visitato quotidianamente da cittadini che ne riconoscono la bellezza, ma che non sempre – specie se giovani – conoscono la storia che racconta. Da qui la decisione di compiere il passo ulteriore del Qr code.

L’assassinio di Stefano e Virgilio Mattei

Stefano e Virgilio Mattei morirono la notte del 16 aprile 1973 nell’incendio appiccato alla loro casa dai militanti di Potere operaio Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo. Avevano 10 e 22 anni e la sola “colpa” di essere figli del segretario della sezione del Msi di Primavalle. Né loro, né i loro familiari sopravvissuti a quell’inferno – il papà Mario, la madre Anna e i fratelli Silvia, Lucia, Antonella e Giampaolo – hanno mai avuto giustizia. Con ostinazione la destra ne ha portato avanti la memoria riuscendo a superare depistaggi giudiziari, ostracismi politici, isolamento sociale che per decenni hanno fatto un torto non solo ai Mattei, ma all’intera Nazione. Il risveglio della coscienza collettiva intorno all’enormità di quel crimine e all’innocenza assoluta delle sue vittime ha portato nel 2020 al conferimento a Stefano e Virgilio della “Medaglia d’oro di vittime del terrorismo” da parte della Presidenza della Repubblica.

La pacificazione nel nome dei «fratelli di Primavalle»

La morte di Stefano e Virgilio Mattei è stata dunque per lunghissimo tempo una «ferita profonda», come si legge ancora sul sito collegato al murales, che in questo senso rappresenta «un presidio di memoria attiva per l’intera comunità e un punto di riferimento per le nuove generazioni». Ma l’opera vuole essere ed è qualcosa di più: «Un manifesto contro ogni forma di odio» per riaffermare «con forza il principio universale secondo cui nessuna ideologia potrà mai giustificare il sacrificio di vite umane».

Baldassarre: «Restituiamo umanità e dignità a due giovani vite spezzate dall’odio politico»

«Atti e gesti come quelli di oggi contribuiscono alla pacificazione nazionale, proprio in un momento come questo in cui le contrapposizioni e gli slogan degli anni di piombo sembrano tornare di moda presso ambienti estremisti», ha detto l’assessore alla Cultura della Regione Lazio, Simona Renata Baldassarre, nel corso della cerimonia in cui Stefano e Virgilio Mattei sono stati ricordati con la deposizione delle corone istituzionali e con l’apposizione della targa. «Con il murales e la targa commemorativa abbiamo voluto restituire umanità e dignità a due giovani vite spezzate dall’odio politico, trasformando quel luogo in un presidio permanente di memoria e consapevolezza. La cultura, quando si fa testimonianza, diventa uno strumento potente contro ogni forma di violenza e intolleranza, soprattutto per le nuove generazioni», ha aggiunto Baldassarre, in rappresentanza della Regione insieme al collega assessore Fabrizio Ghera.

La proposta di Rampelli: un museo digitale diffuso per le vittime della violenza politica

Alla cerimonia, dove era presente anche una delegazione di Roma Capitale, hanno partecipato anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, il quale si è fatto promotore di una iniziativa a livello nazionale, analoga a quella della Regione Lazio. «Porteremo in Parlamento – ha spiegato Rampelli – una proposta affinché in ogni luogo in cui sono morti questi ragazzi innocenti, di destra e di sinistra e di cui nessuno si ricorda, sia apposto un Qr code, come se fosse un museo digitale diffuso, in modo che se ne possa conoscere la storia, affinché non rimanga confinata dentro un nucleo familiare o una piccola comunità politica ma, com’è giusto che sia, diventi patrimonio comune della storia italiana».

Il ricordo di Giorgia Meloni

Molti poi i ricordi pubblici dei fratelli Mattei, anche da parte di chi non ha potuto partecipare fisicamente alla commemorazione. A partire da quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che sui propri social ha parlato di «una tragedia che segna una delle pagine più buie degli anni di piombo e che ci mostra dove può arrivare la violenza quando sostituisce il confronto». «Ricordare oggi la barbarie del rogo di Primavalle – ha aggiunto la premier – non è solo un esercizio di memoria, è un modo per rendere omaggio a Stefano, Virgilio e tutte le vittime di quegli anni, di qualunque colore politico, e condannare senza ambiguità ogni forma di violenza politica. Affinché certi drammi non si ripetano mai più».

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