ATP Monaco di Baviera, Cobolli: “Prima di ogni match rivedo le immagini della Coppa Davis”
C’è un sorriso che accompagna Flavio Cobolli a Monaco di Baviera, appena dopo il successo negli ottavi con Zizou Bergs. È il sorriso figlio della sicurezza nei propri mezzi, di una nuova percezione di se stesso nell’universo tennis. Una sicurezza che affonda le radici nell’impresa Coppa Davis. L’intervista concessa a Eurosport.de, realizzata dal collega Tobias Laure, restituisce l’immagine di un giocatore più consapevole, ma ancora capace di godersi il viaggio. Dopo il titolo di Acapulco e l’ingresso tra i primi quindici del mondo, Cobolli ammette che il momento è favorevole anche per un motivo preciso: “In Italia abbiamo Jannik, uno che vince praticamente ogni settimana”. Il riferimento è ovviamente al numero 1 del mondo capace di catalizzare attenzioni e, di riflesso, alleggerire la pressione sugli altri. Un paradosso virtuoso, che racconta molto dello stato di salute del tennis azzurro.
Cobolli e la Davis Cup, memoria viva di un’impresa storica
Se c’è un’immagine che ancora oggi accompagna Cobolli prima di ogni partita, è quella del trionfo in Davis Cup. “Riguardo quel video la sera prima di ogni match, mi dà ancora i brividi”, confessa. Un rituale quasi scaramantico, ma soprattutto emotivo, legato a una delle pagine più intense della sua carriera. A Bologna, contro la Spagna in Coppa Davis, fu lui ad essere il protagonista di quella vittoria italiana (clamoroso il match proprio con Bergs, appena battuto a Monaco) senza i big come Sinner e Lorenzo Musetti. “Abbiamo scritto la storia, con Matteo Berrettini lì con noi. Quello che è successo non si può spiegare con una parola”. Eppure, proprio quel ciclo di successi ha cambiato la percezione dall’esterno: “Oggi un quarto di finale Slam viene visto come qualcosa di normale. Ed è un peccato”. Parole che raccontano il rovescio della medaglia di un movimento vincente, dove l’eccezionale rischia di diventare routine.
Cobolli: Obiettivi, superfici e un amore che resta rosso
Guardando avanti, Cobolli non si nasconde dietro programmi troppo rigidi. “Voglio sempre migliorare, come Jannik”, dice sorridendo, lasciando emergere una filosofia semplice e concreta: crescere giorno dopo giorno, senza perdere il piacere del gioco. Non ama le etichette, nemmeno quella di specialista della terra: i risultati parlano di un giocatore completo, capace di arrivare ai quarti a Wimbledon e vincere su cemento e su rosso. Eppure, la preferenza resta chiara: “Sono cresciuto sulla terra, è lì che mi sento più a mio agio”. Un’identità che non esclude il resto, ma che affonda le radici nella tradizione. Fuori dal campo, il calcio resta una passione forte: tifoso della AS Roma, Cobolli osserva con amarezza l’assenza dell’Italia dai grandi palcoscenici internazionali. “Mio fratello non ha mai visto un Mondiale con l’Italia, ma come nel tennis, serve tempo per tornare a scrivere la storia”.
