Silvia Salis ha tradito: per me e molti altri ormai ha perso credibilità
A distanza di una decina di giorni dalla mia precedente richiesta di non tradire la promessa fatta ripetutamente, in pubblico, di adempiere il proprio mandato di sindacatura a Genova, la sindaca Silvia Salis ha rotto indugi e ormeggi e si è resa disponibile a rispondere alle ipotetiche sirene del campo largo: “Di fronte a una richiesta unificante, ci penso”. Potrebbe essere una soluzione “messianica” per la politichetta di tanti polli nel largo pollaio che, a distanza di un anno e poco più dalle elezioni, non hanno trovato ancora un minimo denominatore comune di programma, magari sancito con atto notarile e penali certe, a scanso di equivoci futuri, conoscendo i polli in competizione.
L’unico denominatore comune che oggi si vede e si tocca è l’interesse personale di ciascuno come tentativo di restaurazione mitologica e banale della vecchissima politica che si pone il “grande obiettivo politico” della inesistente sinistra, alias Campo largo, alias campo progressista. In questi campi inesistenti, appunto mitologici, abbondano i nomi degli aspiranti, che riescono solo a dare corpo osceno al “nominalismo”, sinonimo di fallimento certo. Non hanno mai letto la magistrale chiusa del romanzo Il nome della Rosa di Umberto Eco: Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus, citazione del monaco Bernardo di Cluny nel suo De Contemptu Mundi, che possiamo tradurre agevolmente così: su quello che crediamo sia la realtà, vigiliamo, perché quasi sempre ci restano solo i ricordi.
Scambiare la realtà con i ricordi o la fantasia astrale non è modello esclusivo della politica (!) di Meloni, per cui Silvia Salis ambirebbe ad essere incoronata “Anti-Meloni unitaria”, ma è la natura dei politicanti post Mani pulite, che sono riusciti a degradare a ogni livello la degradazione stessa, facendo deserto anche dell’inutilità dei “nomi”, evaporati anch’essi. A Genova sarà ancora peggio perché non resterà nemmeno il ricordo di Silvia Salis, ma solo quello del suo tradimento. Eppure, in una intervista di fine anno a Genova24, aveva dichiarato: “Certo che lo prometto, sarò sindaca di Genova fino al 2030”.
Ormai l’amo è lanciato e si attendono risposte, o meglio proposte e invocazioni alla sindaca di Genova, nuova Madonna miracolosa genovese e ora anche nazional-popolare. La conclusione è d’obbligo: dopo l’ubriacatura della vittoria a Genova, rientrò in sé e cominciò a pensare alla carriera personale, sfruttando gli aruspici propizi, guardando in lungo e in largo, “naturalmente” per il bene del Paese o della Patria e magari auspicando il ritorno delle mezze stagioni. I più grandi misfatti e delitti e crimini si compiono sempre “per il bene del popolo”.
È vero che le gelide reazioni dei possibili proponenti l’hanno indotta a fare retromarcia, ma resta che lei si sia proposta consapevole di riuscire. L’unico entusiasta fu e resta Renzi che la corteggia da tempo, pensando di usarla per tornare nell’agone politico, uscendo dalla strettissima stia di Italia Viva, inchiodata a prefissi telefonici, ma alle elezioni potrebbe sottrarre voti intorno al 6,4%. Se Silvia Salis entrasse in quell’orbita, sarebbe fagocitata e digerita senza problemi. Finita per sempre.
Quando fu eletta, Salis a mio avviso sapeva che Genova era solo un trampolino per andare più in alto, a salvare il Pd, ad arare il campo largo dell’ex sinistra defunta da oltre 30 anni, da quando cioè si berlusconizzò per scelta e per convinzione. Se Salis pensa che basti, da sola, a trasformare le pietre in pane, per ora è riuscita a dimostrare di potere ancora tradire se stessa e gli elettori: la tentazione incombe. La sua solenne promessa, quasi un giuramento, perde forza, anche se – come pare – si è resa conto dell’abbaglio.
Il prezzo della sua carriera, ora, sarà più alto perché deve recuperare la credibilità ferita e imbrattata. Chi tradisce una volta è già allenato a tradire altre volte. Buona fortuna, perché io non la voterei e, con me, molte altre e altri.
Se lo dovesse fare, Silvia Salis abbia il buon gusto etico di dimettersi subito e di non mangiare pane a tradimento, a spese delle genovesi e dei genovesi. Abbiamo abbondantemente dato!
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