Da export di armi ad addestramento e intelligence: cosa prevede l’accordo Italia-Israele firmato a Parigi nel 2003
Era stato firmato a Parigi il 16 giugno 2003 dagli allora ministri della Difesa Antonio Martino e Shaul Mofaz. Dall’8 giugno 2005, data di entrata in vigore dopo la ratifica del Parlamento, è stato automaticamente rinnovato ogni 5 anni fino a oggi, dopo che il governo Meloni ha ufficializzato la sospensione del memorandum Italia-Israele. Il trattato, composto di 11 articoli, ha creato una cornice per la cooperazione nel settore della difesa, lo scambio di materiali militari e di intelligence e la ricerca tecnologica tra l’Esercito Italiano e le Forze di Difesa Israeliane (Idf). Negli anni è stato molto contestato, anche da diversi giuristi, in particolare dopo il massacro israeliano nella guerra a Gaza, ma non solo.
Il memorandum nasceva nel contesto del rilancio delle relazioni tra i due Paesi, in particolare a seguito della visita a Tel Aviv nei giorni precedenti del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e nel quadro della promozione del dialogo mediterraneo. “Ho l’orgoglio di essere stato l’amico più deciso, più sincero e più vicino a Israele”, disse il fondatore di Forza Italia salutando Ariel Sharon. L’attuale rinnovo – sospeso da Giorgia Meloni – sarebbe stato il quarto e avrebbe esteso gli effetti fino al 2031.
L’accordo prevede la cooperazione nel settore militare e in quello della difesa. Lo scambio di materiali militari e la ricerca tecnologica nell’ambito delle forze armate sono fra gli ambiti del trattato, che si applica direttamente ai due Ministeri della difesa. Con l’obiettivo di aumentare la capacità di difesa, si prevede la cooperazione in diversi settori, da quello delle industrie della difesa alla politica degli approvvigionamenti di competenza dei Ministeri della difesa. Nell’elenco, anche importazione, esportazione e transito di materiali d’armamento; operazioni umanitarie; organizzazione delle forze armate, struttura e materiali di reparti militari, gestione del personale; formazione e addestramento del personale militare; questioni ambientali e controllo dell’inquinamento causato dalle strutture militari; scienza, storia e sport militari; scambi di visite ufficiali tra i rappresentanti dei due Ministeri; scambi di esperienze fra gli esperti; attività di addestramento ed esercitazioni; partecipazione di osservatori alle esercitazioni militari; contatti fra le istituzioni militari e di difesa; attività culturali con partecipazione a corsi, conferenze; consultazioni e riunioni; visite a unità navali, a unità aeree, a impianti militari; scambio di informazioni e pubblicazioni didattiche; attività culturali e sportive; scambio di dati tecnici, informazioni e hardware; ricerca, sviluppo e produzione in campo militare; ricerca industriale, sviluppo e produzione di progetti e di materiali. Nel campo della cooperazione industriale, si prevede la cooperazione su licenze, royalties e informazioni tecniche scambiate con le rispettive industrie, nonché per facilitare la concessione delle licenze di esportazione.
Un gruppo di 10 giuristi e diversi partiti di opposizione avevano lanciato appelli a non rinnovare il Memorandum, alla luce della “gravissima situazione” a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est e dei combattimenti in Libano e degli attacchi contro l’Unifil. I giuristi firmatari della diffida all’esecutivo, già lo scorso anno, evidenziavano due profili di possibile incostituzionalità dell’accordo: le violazioni dei diritti umani compiute da Israele nel conflitto a Gaza e il mancato rispetto del diritto all’informazione dei cittadini italiani, anche relativamente agli oneri finanziari che il memorandum comporta, in parte coperti da segreto militare. Il memorandum, sottolineavano i giuristi, è rimasto in vigore in tutti questi anni senza consentire ai cittadini italiani di conoscere la sua effettiva applicazione negli scenari reali di impiego, “per esempio se riferiti al territorio italiano, a quello israeliano o addirittura nel territorio palestinese occupato, su cui pende una pluridecennale strutturale violazione, da parte dello Stato di Israele, del diritto internazionale e umanitario”. “La prosecuzione della cooperazione con lo Stato di Israele, in costanza di un possibile genocidio sotto accertamento e in pendenza di specifici mandati di arresto, potrebbe configurare ipotesi di concorso o comunque appoggio ai crimini internazionali di uno Stato straniero, appoggio difficilmente giustificabile in nome dei cittadini italiani, cui appartiene per Costituzione la sovranità popolare”, concludevano i giuristi. Adesso, a quasi 23 anni dalla firma, l’accordo è stato sospeso.
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