ATP Montecarlo, Sinner: “Ho giocato come volevo. Carlos? Ogni tanto guardo i suoi video…”
C’è sempre una prima volta nella vita come nel tennis, soprattutto per chi è destinato ad attraversare le tappe della storia; i passaggi prima o poi sono tutti obbligati. Jannik Sinner ne conquista un altro, a Montecarlo, raggiungendo quella finale che gli mancava, proprio a casa sua, proprio nel circolo dove si allena, dove si vuole diventare profeta, anche se non è Patria, ma è comunque casa.
Il 6-1 6-4 rifilato a Alexander Zverev racconta di una superiorità netta, certificata anche dall’ottavo successo consecutivo nel confronto diretto e dalla quarta semifinale di fila a livello Masters 1000 trasformata in finale: una partita gestita dall’inizio alla fine, indirizzata subito e poi governata con lucidità nei momenti che contavano.
“Prima di ogni match non sai come può andare. Con Sasha ci conosciamo molto bene ed era importante iniziare bene la partita. Sono riuscito a farlo, ho trovato subito il break e questo ti dà libertà. Cambia completamente la dinamica del match. È stata una grande performance da parte mia”.
Tattica, lavoro e dettagli: “Non c’è una sola chiave”
La lettura tattica è stata chiara fin dai primi scambi, con Sinner capace di imporre il proprio piano senza mai uscire dalla ragnatela tattica che aveva preparato.
“Ho giocato come volevo. Tatticamente ho seguito il piano programmato. Sono riuscito a rispondere bene sulla prima. Lui ha provato a cambiare posizione, soprattutto sulla seconda. Ha fatto anche serve and volley. Io però sono rimasto solido e ho mantenuto intensità dall’inizio alla fine”.
Dietro la prestazione c’è un lavoro costante, fatto di attenzione maniacale ai dettagli: “Per me è fondamentale dare le giuste priorità. Dormire bene, mangiare bene, arrivare fresco il giorno dopo. Dopo Doha abbiamo lavorato tanto su tutto: servizio, risposta, intensità. Non c’è una sola chiave, è un insieme di cose”.
E anche lo studio degli avversari diventa parte integrante della crescita: “Ogni tanto guardo i video di Carlos sulle smorzate, ma non solo lui. Guardo anche altri giocatori, cerco sempre di prendere qualcosa. Stiamo aggiungendo piccole cose al mio gioco, ma importante è restare sempre me stesso”.
Finale, scenari e il legame con Montecarlo
Montecarlo segna un passaggio importante anche sul piano personale: “Sono molto contento di giocare la mia prima finale qui. Era la terza semifinale e volevo fare un passo in più. Comunque vada, è stato un ottimo torneo”.
Ora resta da capire chi sarà l’avversario: “Non bisogna mai dare nulla per scontato. Carlos sta giocando ora, vediamo. Se fosse lui sarebbe molto interessante, sarebbe bello incontrarlo prima di Roma e Parigi. Mi darebbe un feedback importante sul mio livello su questa superficie. Sia che vinca sia che perda, sarebbe comunque utile”.
L’alternativa porta a una sfida inedita: “Se fosse Valentin sarebbe la prima volta che ci affrontiamo. Ci siamo allenati qui prima del torneo, sarebbe comunque una partita molto difficile”.
E poi c’è Montecarlo, sempre più casa: “La routine è la stessa di tutti gli altri tornei. L’unica differenza con gli altri tornei è che qui posso dormire a casa. E fare colazione a casa invece che in hotel”. Un dettaglio, solo in apparenza, che nel tennis di oggi può fare tutta la differenza.
