Cerca le chiavi perse e trova meteorite sul Monte Bondone: frammento intatto delle origini del Sistema solare
Una piccola roccia di appena 188 grammi, raccolta quasi per caso durante un’escursione, si è rivelata un frammento autentico di storia cosmica: è stata infatti riconosciuta ufficialmente una nuova meteorite italiana, proveniente dal Monte Bondone, nella località di Garniga Vecchia (Trento). La classificazione scientifica è il risultato di un lavoro congiunto del Museo Italiano di Scienze Planetarie e dell’Università di Camerino, con il via libera definitivo della Meteoritical Society. Il campione, arrivato agli esperti nel 2024, è stato mantenuto riservato fino al completamento delle analisi e alla validazione ufficiale.
Si tratta di una condrite ordinaria di tipo L5, una delle classi più studiate in planetologia, ma non per questo meno preziosa: queste rocce rappresentano infatti una delle testimonianze più antiche e intatte delle prime fasi di formazione del Sistema solare. La meteorite, battezzata “Meteorite di Monte Bondone”, è la prima mai ritrovata in Trentino e porta a 44 il numero totale di meteoriti italiane riconosciute scientificamente.
La sua storia, però, è tutt’altro che ordinaria. A trovarla nel 2021 è stato Efrem Rigotti, che stava cercando con un metal detector le chiavi dell’auto perse durante un’escursione. Proprio il segnale anomalo dello strumento e l’aspetto inconsueto della roccia – diverso dalle dolomie locali – lo hanno spinto a conservarla. Dopo alcuni tentativi falliti di lavorarla, nel 2024 ha deciso di sottoporla agli esperti, dando avvio al percorso di identificazione. Dal punto di vista scientifico, le condriti come questa sono veri e propri archivi naturali. Provengono dalla fascia degli asteroidi e non hanno subito i processi di fusione e differenziazione che hanno trasformato i pianeti in corpi complessi. La loro composizione è rimasta sostanzialmente invariata per oltre 4,5 miliardi di anni, offrendo una fotografia diretta della materia primordiale da cui si è formato il Sistema solare.
Il nome stesso “condrite” deriva dalle condrule, minuscole sferette millimetriche visibili al loro interno. Queste strutture si sono formate nei primissimi istanti del disco protoplanetario, la nube di gas e polveri che circondava il giovane Sole. Analizzarle significa osservare i processi fisici e chimici che hanno portato alla nascita dei pianeti. Attraverso lo studio della composizione chimica e degli isotopi presenti in questi campioni, i ricercatori possono ricostruire la distribuzione degli elementi nella nebulosa primordiale e stabilire con grande precisione l’età dei materiali. In altre parole, ogni meteorite rappresenta una sorta di “capsula del tempo” capace di raccontare le origini del nostro sistema planetario.
Non si conosce con certezza quando la meteorite del Monte Bondone sia caduta sulla Terra. Potrebbe risalire a decenni fa, anche se esistono testimonianze locali che parlano di sfere infuocate osservate in passato nei cieli della zona. Quel che è certo è che il suo ritrovamento aggiunge un tassello importante alla conoscenza scientifica, confermando come anche scoperte casuali possano aprire nuove finestre sull’universo.
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