Violenza di gruppo e revenge porn alla festa di promozione in Serie C del Bra. Tre calciatori a processo, lei tenta il suicidio
Era iniziata come una semplice festa per la promozione in Serie C. Un record storico per il Bra, squadra in provincia di Cuneo. Ma nel corso della serata una ragazza è stata vittima di violenza sessuale. Lo rivela La Stampa che ha seguito le tappe di un’inchiesta che la procura di Asti ha condotto dopo la denuncia di una studentessa universitaria. Tre giocatori sono accusati di violenza sessuale di gruppo, uno anche di revenge porn. Sono Fausto Perseu, 24 anni, di Roma, oggi nel Giulianova, Alessio Rosa, 23 anni, di Tivoli, attaccante nel Ligorna e Christ Jesus Mawete, 21 anni, di Mondovì, centrocampista del Livorno.
Durante le indagini la ragazza è finita anche più volte in ospedale per aver tentato il suicidio. Dopo aver interrotto per qualche mese gli studi ora è in cura con psichiatri e terapeuti e ha ripreso a dare qualche esame: “Lotto ogni giorno contro la vergogna che provo” ha detto tramite il suo avvocato torinese Luca Cavallo.
Era la sera del 30 maggio 2025 quando alla ragazza di 20 anni, studentessa universitaria torinese, è stato proposto da Perseu di avere un rapporto sessuale di gruppo. Una richiesta alla quale ha detto no. Al termine della serata ha seguito spontaneamente il ragazzo fino a casa, un alloggio condiviso con i compagni di squadra. Agli investigatori ha detto che il giovane atleta “mi piaceva” ma che non avrebbe fatto niente con gli altri. Dopo le prime effusioni i due sono stati raggiunti dagli altri due calciatori e le studentessa ha “subito plurimi atti sessuali di gruppo”. Poi qualche video è finito sulla chat della squadra e in uno si sente questa frase: “Spero che tu non vada a dire che ti ho costretta a salire”.
La difesa degli ex calciatori ha sostenuto la mancanza assoluta di responsabilità da parte dei giovani, per poi formalizzare alla giudice di Asti, Victoria Dunn, la richiesta di rito abbreviato. Nel capo di imputazione viene anche citato il fatto che la ragazza al momento della violenza si trovava in condizioni di “inferiorità fisica e psichica” per via dell’alcol bevuto durante la festa.
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