Stellantis, la produzione in Italia in leggero aumento da gennaio. Ma i livelli ottimali sono lontani e Cassino muore
Un flebile respiro, un palliativo di fronte al disastro dello scorso anno e numeri ancora lontanissimi dal già difficile 2024. Il primo trimestre della produzione di auto e veicoli commerciali in Italia da parte di Stellantis non è stato un buco nero come il 2025, ma i livelli di assemblaggio restano lontani da quelli ottimali e auspicabili. E la fabbrica di Cassino è vicina al definitivo collasso. Da gennaio a fine marzo il gruppo franco-italiano – nonostante la robusta ripresa delle vendite in Europa, a iniziare dal più italiano dei suoi marchi, Fiat – continua a produrre un numero di veicoli che non garantisce la piena occupazione nel nostro Paese. L’ennesima dimostrazione che, al di là del mercato e della transizione nel settore automotive, Stellantis ha un problema legato alle missioni produttive in Italia.
Nel primo trimestre le fabbriche italiane – si legge nel report della Fim-Cisl – hanno assemblato 120.366 veicoli, con un aumento del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2024 quando furono 109.899. Le auto, grazie ai nuovi modelli, fanno segnare un +22% passando da 60.532 a 73.841. C’è da festeggiare? Insomma. Basti pensare che nel 2024, anno molto complicato, furono prodotte 105.255 auto e un totale di 170.415 veicoli. La previsione della Fim per il 2026 è una produzione intorno a 500mila veicoli con le auto oltre quota 300mila, volumi vicini a quelli del 2023, ma dipenderà “in larga misura dalla tenuta dei modelli già presenti negli stabilimenti” e dal “riscontro dei nuovi sul mercato”. Insomma, l’incertezza regna e la situazione resta totalmente ballerina.
La fabbrica con i maggiori problemi è Cassino, che continua a perdere volumi anche rispetto al 2025 (-37,4%, con solo 2.916 auto) e ha lavorato una manciata di giorni nel primo trimestre. A fronte di numeri assoluti esigui, le percentuali di incremento rispetto allo scorso anno rendono l’idea del disastro: Melfi (+92,5%), Mirafiori (+42,4%), Pomigliano (+6,7%) e Modena (+583%). L’esplosione dello stabilimento emiliano, dove si producono le Maserati, fotografa a pieno il concetto: da 30 a 205 autovetture. Il raddoppio di Melfi? Da 8.890 a 17.110, eppure nel 2024 erano 25.100 e l’anno precedente ben 50.870. A trascinare verso il “segno più” quasi tutti gli stabilimenti sono i nuovi modelli: la 500 ibrida a Mirafiori, la Jeep Compass e la Ds8 a Melfi, che nel corso dell’anno dovrebbe iniziare ad assemblare anche Ds7 e Lancia Gamma.
“La ripresa dei volumi rappresenta un’inversione di tendenza – ha sottolineato il segretario generale della Fim-Cisl Ferdinando Uliano – rispetto agli ultimi due anni negativi, durante i quali le produzioni si sono quasi dimezzate rispetto alle 751.384 unità del 2023, a fronte dell’obiettivo dichiarato nei tavoli ministeriali di raggiungere 1 milione di veicoli, con quasi la metà della forza lavoro del gruppo coinvolta in ammortizzatori sociali”. Sul piano occupazionale per il 2026, fatta eccezione per Cassino, secondo la Fim, è prevedibile “una riduzione sensibile dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali e in alcuni casi una crescita occupazionale con nuovi inserimenti. In una prima fase – ha detto Uliano – saranno in forma temporanea, ma dovranno essere trasformati in breve tempo in contratti stabili”.
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