Il Bene comune, tra la profondità delle emozioni e l’importanza di essere autentici
Anche lasciarsi andare di spalle dando fiducia all’altro come gioco preparatorio all’ andare in scena- non è male come simbolo della cooperazione e del contenimento.
Sette storie che camminano come viandanti in salita verso un albero Maestro di resilienza – il pino loricato – simbolo di mente saggia. E’ “Il bene comune”, film di Rocco Papaleo nelle sale.
Fingere di essere un albero
Fingere di essere un albero che guarda il sole non è male come esercizio psicologico. Anche lasciarsi andare di spalle dando fiducia all’altro come gioco preparatorio all’ andare in scena- non è male come simbolo della cooperazione e del contenimento.
Sette storie che camminano come viandanti in salita verso un albero Maestro di resilienza – il pino loricato – simbolo di mente saggia.
Sette personaggi che come fiori di Bach si avviano ad un percorso di rielaborazione psicologica. Ognuno con il proprio carattere, ciascuno con i propri ricordi che – nel durante del cammino- si manifestano- in cerca di rielaborazione.
Personaggi salienti
Un giovane indeciso ma fatto già atleta, una cantante introversa, una mamma che ritrova giustizia, una goffa attrice che diventa motivazione, un ingengnere informatico donna che viene scambiata per colf, un’infermiera quasi medico ed una guida turistica ex militare.
Figure diverse, apparentemente distanti, che nel percorso scoprono una verità comune: è nell’incontro che si attiva il cambiamento.
Qui si inserisce il cuore del pensiero platonico sul bene: la realizzazione individuale, per quanto autentica, non è completa se resta isolata. Ognuno di questi personaggi intraprende un cammino personale, costruisce un proprio “capolavoro interiore”, ma è solo attraverso la condivisione che questo acquista un valore più pieno. Il gruppo diventa contenitore e trasformazione, gli incontri si fanno fattori protettivi, e il bene del singolo si espande nel bene di tutti.
Platone e la salvezza
“Nessuno si salva da solo” non è solo una constatazione narrativa, ma una verità filosofica: il bene, per essere tale, deve essere partecipato. Come insegnerebbe Platone, la luce che ciascuno conquista ha senso compiuto quando illumina anche gli altri. Così, il percorso dei sette non è soltanto una rielaborazione psicologica individuale, ma la costruzione di un bene comune: un “bene doppio”, che nasce dall’intreccio tra crescita personale e responsabilità condivisa.
Il titolo non è casuale: il “bene comune” non è un concetto astratto, ma qualcosa che prende forma attraverso legami, fiducia e condivisione. Quando il percorso individuale incontra quello degli altri, il risultato si trasforma in qualcosa di più grande della somma delle singole parti.
L'articolo Il Bene comune, tra la profondità delle emozioni e l’importanza di essere autentici sembra essere il primo su Secolo d'Italia.
