Truffe ai bancomat negli Stati Uniti: il ricercato si nascondeva a Pavia
PAVIA. Era arrivato a Pavia dalla California. In valigia tra un vestito e l’altro aveva anche i proventi di mesi di truffe ai bancomat commesse negli Stati Uniti per centinaia di migliaia di dollari. Lo ha condannato un banale giro in auto per la città. Viaggiava a bordo di un suv di grande cilindrata con targa straniera, che ha attirato l’attenzione degli agenti della squadra volante della questura di Pavia. Dopo l’identificazione e l’incrocio con le banche dati i poliziotti hanno arrestato il 39enne, ricercato internazionale per associazione a delinquere finalizzata alle truffe. L’uomo è ora in carcere a Torre del Gallo.
L’operazione
Giovedì pomeriggio una volante era in servizio in viale Brambilla, quando gli agenti hanno fermato un’auto dotata di targa straniera per un controllo. Insieme a un minorenne e a un altro uomo (un conoscente non coinvolto nella vicenda e senza precedenti) c’era un 39enne. Per quest’ultimo i poliziotti hanno effettuato dei controlli incrociati nelle banche dati internazionali, scoprendo così che verso di lui era stato emesso un mandato di arresto universale dalla U.S. District Court, Southern District of California, il corrispettivo del tribunale di primo grado in Italia.
Dopo le verifiche del caso, il 39enne è stato portato in questura per i rilievi dattiloscopici che ne hanno confermato l’identità in maniera definitiva. L’uomo è accusato dei reati di frode elettronica e furto d’identità aggravato e rischia dieci anni di reclusione negli Stati Uniti. Dopo l’arresto, è stato portato in carcere a Pavia e messo a disposizione della Corte d’appello di Milano per le procedure di estradizione.
La banda
L’arresto del 39enne è collegato a un’altra operazione che la polizia aveva condotto a metà gennaio, rintracciando e arrestando un 33enne coinvolto nello stesso giro di truffe negli Stati Uniti.
Secondo l’accusa, la banda di truffatori avrebbe sottratto tra il 2023 e il 2024 più di 500mila dollari dalle casse federali adottando la tecnica dello “skimming bancomat”.
Con dei dispositivi elettronici inseriti negli sportelli bancomat riuscivano a registrare i numeri seriali e i Pin di carte di debito che il governo distribuisce ai bisognosi per accedere a sussidi statali in denaro e buoni pasto. Con queste modalità l’organizzazione riusciva a fabbricare carte contraffatte che riportavano i dati dei conti dei titolari delle vittime, prelevando poi denaro da diversi sportelli della California.
Il 33enne arrestato a gennaio era stato rintracciato nella casa della fidanzata, residente a Pavia in zona stadio. Al culmine delle indagini, condotte in collaborazione tra la questura di Pavia e quella di Lodi (l’uomo in un primo momento sembrava nascondersi a Sant’Angelo Lodigiano), gli agenti era riusciti a risalire all’abitazione. Si erano quindi appostati fuori dalla casa e alle prime ore del mattino avevano visto il ricercato uscire. Erano quindi intervenuti, arrestandolo e portandolo in carcere in attesa dell’estradizione. —
