“I narcotrafficanti del Cartello di Sinaloa ce l’avevano con me perché compravo talmente tanta droga che si erano convinti che la spacciassi e gli facessi concorrenza”: lo rivela Charlie Sheen
“È incredibile che io sia ancora vivo. Sono arrivato alla conclusione che Dio o chi per lui ha dei piani per me”, così con disarmante sincera Charlie Sheen si è raccontato a La Repubblica, in occasione del lancio del libro autobiografico “The book of Sheen. Un memoir”, dove l’attore 60enne ha ripercorso le fasi salienti della sua vita, senza risparmiare davvero nulla. Tra gli aneddoti raccontati quello dell’incontro con i pericolosissimi narcotrafficanti del Cartello di Sinaloa.
“Ce l’avevamo con me perché compravo talmente tanta droga che si erano convinti che la spacciassi e gli facessi concorrenza: non potevano credere che un uomo solo potesse farsene così tanta tutta insieme”, ha scritto.
Le prime parole del libro sono eloquenti: “Sono nato morto”. L’attore lo spiega: “Avevo il cordone stretto intorno al collo, in pratica ero già sul carro funebre. Ma il medico mi salvò a forza di schiaffi. Di secondo nome, mi chiamo Irwin in suo onore. Un ottimo inizio, eh?”.
Tra i tanti ricordi la vita sul set a dieci anni, assieme al padre Martin Sheene, nelle Filippine per il film cult “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola. “Il set era davvero folle al di là di ogni immaginazione. – ha commentato – Girava ogni tipo di sostanza perché c’era moltissima pressione: stiamo parlando di Hollywood al suo apice e di gente come Francis Ford Coppola e Marlon Brando. Quanto mangiava! Un giorno venne a pranzo da noi e mamma preparò per tutti una grande ciotola piena di spaghetti al burro e parmigiano. Brando se la mise davanti e iniziò a divorarla, lasciandoci a bocca asciutta. Noi eravamo increduli. Ma era una persona davvero affascinante, intelligente, quasi soprannaturale”.
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