Morte di Jacopo Peretti, in aula la vicina: «Zippo voleva che lasciassi il mio ragazzo, ho sempre detto di no»
MAZZE’
«Lui avrebbe voluto che io lasciassi il mio fidanzato per andare a vivere con lui, ma io ho sempre risposto di no. Forse era innamorato, non lo so, ma io con lui sono sempre stata chiara e sincera». Un’ossessione per la donna, quella del 41enne Giovanni Zippo, tale da non poter accettare il rifiuto. Tanto che quando lei gli aveva chiesto spazio, lui aveva iniziato a diventare più insistente, fino ad arrivare a seguirla in auto, con veri e propri appostamenti nei pressi dell’appartamento.
A essere ascoltata il 31 marzo dal tribunale di Torino è Madalina Hagiu, la donna con la quale l’ex guardia giurata aveva una relazione clandestina. Suo l’appartamento di via Nizza 389 cui l’uomo diede fuoco nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 2025, mentre la donna si trovava in vacanza all’isola d’Elba con il fidanzato. L'incendio provocò l’esplosione dell’intero appartamento, causando la morte del 33enne di Mazzè Jacopo Peretti e il ferimento di numerose persone, tra le quali un bambino gravemente ustionato, oltre al danneggiamento della casa di diverse famiglie. Accusato di omicidio volontario, disastro doloso e lesioni personali, l’uomo ora rischia l’ergastolo. Una relazione complessa quella tra i due, profondamente sviscerata nell’ultima seduta del processo: «Ci siamo conosciuti in un bar, circa 4 o 5 anni fa – racconta Hagiu, che durante tutta la durata della relazione conviveva con il fidanzato Salvatore Perrone –. Inizialmente come amici, poi man mano il rapporto è diventato più intimo. Ci vedevamo una o due volte a settimana, veniva a casa mia quando era libera, più spesso andavo a casa sua perché abitava da solo».
L’uomo però mal digeriva la propria posizione di amante e avrebbe voluto stabilizzare la relazione, ma la donna aveva sempre esplicitato molto chiaramente di non voler lasciare il fidanzato. I due uomini si erano anche incontrati in un frangente: «Un giorno ho litigato con Salvatore, così sono andata a casa di Giovanni – racconta la donna -. Fu lui stesso a riportarmi a casa. In quel caso si incontrarono».
Un incontro dal quale sarebbe anche nato un piccolo battibecco tra i due, al quale però la donna non diede particolare peso. Sotto la lente d’ingrandimento durante l’udienza anche i numerosi bonifici di Zippo ad Hagiu, oltre 5mila euro in due anni tutti a titolo personale, da più parti ritenuti parte del movente dell’uomo. Soldi che però la donna sostiene di aver sempre restituito in contanti. «I soldi mi servivano per pagare il fido in banca – afferma la donna –. Poi glieli restituivo sempre in contanti». Banconote provenienti, a quanto sostiene da Hagiu, dal suo lavoro nelle pulizie, sia con un’impresa che privatamente in nero. Somme minori sarebbero poi state date da Zippo alla donna per giocare nelle sale bingo, dove l’uomo la lasciava di notte mentre svolgeva il suo lavoro di vigilante, per poi tornare a riprenderla al mattino.
Infine, l’udienza del processo si è concentrata su alcuni aspetti tecnici: la donna ha più volte affermato di aver chiuso acqua, gas e luce prima di partire per l’isola d’Elba. Inizialmente si pensava poi che l’uomo possedesse un suo paio di chiavi dell’appartamento, ma la donna ha smentito: «Le chiavi gliele ho date a volte per portarmi il cane a spasso quando non potevo, ma ogni volta me le ridava – conclude –. Sapeva però che ne tenevo un mazzo di riserva in una cassetta, potrebbe averle prese da lì».
