“Papà si arrabbia se prenoto una visita medica senza avvertirlo, quando avevo 10 anni inscenò una telefonata di Totti: mi offesi tanto”: parla Paolo, il figlio di Carlo Verdone
“Se prenoto una visita medica senza avvertirlo, si arrabbia”. Essere figli di Carlo Verdone oggi. In una lunga intervista al Corriere della Sera, Paolo Verdone, il secondogenito 39enne del regista di Un sacco bello, ha raccontato il suo rapporto con il padre Carlo. “È stato un papà partecipe, molto apprensivo, anche se non ci veniva a prendere a scuola tutti i giorni si informava di come fosse andata la giornata”, ha ricordato il figlio di Verdone e Gianna Scarpelli, sposata con il regista da 1980 al 1996 e da allora legalmente separata anche se non divorziata.
“A casa facevamo in salotto i tiri in porta, e ogni volta rompevamo un vaso o una cornice. A quel punto io correvo a distrarre mia madre mentre papà provava faticosamente a ricomporre l’oggetto”, evoca le storie di bambino con papà. Paolo fu comparsa in un film di babbo, Gallo Cedrone: è il ragazzino che si infila nella spider del protagonista e gioca a guidare e si prende il rimbrotto verdoni ano Ao, a regazzì, vattene va! Ma guarda ‘sti ragazzini de oggi come sono cafoni e maleducati”.
Ma è a Maledetto il giorno che t’ho incontrato e Sono pazzo di Iris Blond, che è più legato. Sul set di quest’ultimo film a Bruxelles Paolo fece i capricci perché si girava di notte ma voleva rimanere sveglio: “Ero curioso di vederlo nella scena in cui bacia un’attrice: Andréa Ferréol”. Altro film del cuore: C’era un cinese in coma. “Col tempo è stato rivalutato. Papà venne a casa dopo l’uscita del film per dirci “non so cosa succederà in futuro, magari sono entrato nella fase calante della mia carriera”. Girava quasi un film all’anno, tra quello e il successivo ne passarono tre”. Infine gli scherzi di Verdone. Uno prese di mira proprio Paolo: “A 10 anni giocavo a calcio nel Valle Aurelia. Davanti a papà feci una doppietta. In casa siamo romanisti. La mattina dopo una persona al telefono sosteneva di essere l’agente di Totti, di avermi visto giocare e di volermi convocare a Trigoria per un provino. Ma la voce era dello sceneggiatore di papà, Pasquale Plastino. Poi prese la cornetta papà, “Paolo è uno scherzo, sono io!!”. Rimasi di sasso. Mi chiese scusa ma restai offeso, lo perdonai solo quando mi portò a conoscere Totti per davvero”.
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