La professoressa Farian Sabahi al Ghislieri: «Iraniani in gabbia tra bombe e regime»
PAVIA.«Gli iraniani sono in una gabbia: da una parte le bombe statunitensi e israeliane che hanno distrutto 91mila edifici civili e ucciso almeno 1.443 civili di cui almeno 217 bambini, e dall’altra la repressione di regime. Negli ultimi giorni, si è aggiunto un altro fattore: gli Emirati arabi hanno congelato i beni e cancellato i visti di tutti i cittadini iraniani, anche dei dissidenti». Farian Sabahi, professoressa associata in Storia contemporanea all’Università dell’Insubria e come visiting senior fellow alla London School of economics, sarà ospite dell’incontro “Guerra in Iran e Medio Oriente: ragioni, attori, esiti”, in programma questa sera, lunedì 30 marzo, alle 21 nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri.
Sabahi, in un primo momento sembrava che il popolo iraniano sposasse il regime change promosso da Trump: è davvero così?
«Il fatto che la maggior parte degli iraniani fosse a favore del regime change è l’opinione diffusa da alcuni media occidentali per giustificare l’attacco militare all’Iran, ma non è un’opinione fondata su sondaggi o su altre basi credibili. Di fatto, la popolazione non ha preso la palla al balzo per rovesciare la leadership. In ogni caso non possiamo generalizzare, l’Iran è grande cinque volte e mezzo l’Italia, gli abitanti sono oltre 92 milioni e hanno opinioni diverse».
Quali sono le opinioni più diffuse?
«Alcuni iraniani inneggiano al ritorno della monarchia anche perché non ci sono altri leader dell’opposizione in libertà. Gli altri sono agli arresti domiciliari oppure in carcere. L’impressione è che, in ogni caso, agli iraniani non piaccia vedersi bombardare condomini, fabbriche di acciaio, scuole e università: questi attacchi non fanno che compattare la popolazione contro il nemico esterno».
La guerra intanto si è allargata: ora con la Repubblica Islamica ci sono gli Houthi yemeniti. Che cosa dobbiamo aspettarci?
«È difficile prevedere gli scenari futuri, soprattutto considerando che Trump non ha scatenato la guerra con una strategia chiara. L’ingresso degli Houthi prefigura una nuova fase estremamente pericolosa per l’Europa, perché gli Houthi controllano Bab el-Mandeb, ovvero lo stretto di mare che permette di accedere al Mar Rosso e quindi al Canale di Suez».
