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Sondaggi politici TP: quasi 7 italiani su 10 credono a influenze negative da parte delle lobby ebraiche

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Sondaggi politici TP: quasi 7 italiani su 10 credono a influenze negative o dannose da parte delle lobby ebraiche

Bentornati con il sondaggio settimanale di Termometro Politico. La settimana è segnata dall’esito del referendum sulla riforma della Giustizia: il No ha vinto e chiediamo agli italiani cosa lo abbia determinato e quali conseguenze avrà sul quadro politico. Poi torniamo sulla guerra in Medio Oriente, con due domande: la posizione del governo italiano è condivisa? E quanto pesano, secondo gli italiani, le lobby ebraiche sulla politica occidentale? Chiudiamo, come sempre, con intenzioni di voto e fiducia nella premier Giorgia Meloni.

Referendum, ha vinto il No: per uno su due è stato un voto contro Meloni

Il referendum sulla riforma della Giustizia si è chiuso con la vittoria del No. Abbiamo chiesto agli italiani cosa l’abbia causata. La risposta è inequivocabile: il 52,8% ritiene che si sia trattato principalmente di un voto di opposizione contro il governo Meloni. Non un giudizio sulla riforma in sé, ma un atto politico.

Il 28,0% è invece di avviso contrario: la riforma è stata rifiutata nel merito, non ha incontrato il gradimento degli elettori. Una lettura più tecnica e meno politicizzata, che attribuisce al risultato un valore istituzionale più che partitico.

Le posizioni più radicali restano minoritarie. Il 9,3% legge nel No un rifiuto più ampio — a tutta la politica degli ultimi anni, sia di destra che di sinistra — mentre solo il 7,6% lo interpreta come un segnale di forza del Campo Largo, un voto di adesione a un progetto d’opposizione coeso.

Il dato che emerge con più chiarezza è che oltre la metà degli italiani considera questo referendum un episodio di scontro politico, non un momento di partecipazione sui contenuti. Una conferma di quanto già rilevavamo nelle settimane precedenti alla consultazione, quando il 58% del campione prevedeva un voto orientato dal partito più che dal merito della riforma.

Dopo il referendum il centrodestra è indebolito, ma nessuno si aspetta un terremoto

Se il voto è stato politico, quali saranno le conseguenze politiche? Anche qui il disincanto degli italiani si conferma una costante. La quota più alta — il 36,7% — ritiene che non cambierà nulla di sostanziale, ma che il centrodestra ne uscirà indebolito. Un segnale, insomma, non una svolta.

Il 29,1% si spinge oltre e prevede cambiamenti nel governo, magari un rimpasto, cosa che effettivamente sta già succedendo. Una quota significativa, che però non implica elezioni: solo il 5,7% ritiene probabile uno scioglimento anticipato delle Camere. La maggioranza degli italiani non crede che il risultato del referendum possa destabilizzare l’esecutivo al punto da portarlo a casa.

Il 27,1% va nella direzione opposta: il referendum non inciderà affatto sul consenso dei partiti alle prossime elezioni. Un elettorato che ha già digerito il risultato come un episodio nella storia di questa legislatura, non come un punto di svolta.

Il quadro è coerente con quanto rilevato a febbraio, quando quasi il 70% del campione prevedeva conseguenze limitate o nulle nel lungo periodo. Gli italiani hanno imparato a non sopravvalutare l’impatto dei referendum sulla tenuta dei governi. Il 2016 fu un’eccezione, non la norma.

Medio Oriente, la posizione del governo non convince

Torniamo sulla guerra in Medio Oriente per chiedere agli italiani se approvano la posizione assunta dal governo italiano. Il giudizio qui è nettamente critico.

La risposta più frequente, scelta dal 47,0% del campione, boccia l’esecutivo per eccesso di atlantismo: la posizione è troppo filo-americana, e l’Italia dovrebbe opporsi alla guerra come ha fatto la Spagna. È un dato che si allinea con quanto rilevato nel sondaggio del 6 marzo, quando il 44,7% chiedeva di condannare l’attacco e negare l’uso delle basi militari.

Il 28,5% approva invece la linea del governo, ritenendola equilibrata e capace di preservare l’Italia da un’esposizione eccessiva. Il 14,9% la giudica sostanzialmente giusta, ma eseguita con troppe esitazioni e scarsa chiarezza comunicativa. Solo l’8,1% vorrebbe una posizione ancora più netta a favore di Usa e Israele.

Il risultato aggregato è eloquente: il 47,0% vorrebbe meno atlantismo, l’8,1% ne vorrebbe di più.

Sondaggi politici elettorali TP 27 marzo 2025, la posizione dell’Italia sulla guerra

Lobby ebraiche e politica occidentale: quasi 7 italiani su 10 credono a un’influenza negativa

È la domanda più delicata di questo sondaggio, e anche quella con la risposta più netta. Abbiamo chiesto se Israele e le cosiddette lobby ebraiche influenzino molto la politica americana e occidentale. Il 54,9% risponde di sì in modo esplicito: attraverso il peso mediatico e finanziario, e a volte tramite ricatti, inducono i governi ad agire anche contro i propri interessi. Un altro 14,0% condivide la premessa dell’influenza, pur riconoscendone i metodi legittimi, ma la giudica in gran parte negativa per la società.

Sommati, quasi 7 italiani su 10 esprimono una valutazione critica, se non apertamente ostile, verso l’influenza israeliana e delle lobby ebraiche sulla politica occidentale. Il 10,4% si colloca su una posizione più neutrale, riconoscendo l’influenza ma giudicandola in larga parte positiva. Solo il 13,0% risponde che si tratta dei soliti pregiudizi antisemiti e razzisti.

Sondaggi politici elettorali TP 27 marzo 2025, le lobby ebraiche

Intenzioni di voto 27 marzo 2026: FdI regge, il PD cresce, Lega in recupero

Passiamo alle intenzioni di voto, rilevate tra il 25 e il 26 marzo su un campione di 3.000 intervistati con metodo CAWI — il più ampio delle ultime settimane, in ragione dell’importanza politica del momento post-referendario.

FdI si conferma primo partito al 29,2% ma in forte calo rispetto al 29,6% della rilevazione precedente al black-out dei sondaggi. Il PD guadagna due decimi e sale al 22,2%, consolidando il secondo posto con il vento favorevole del risultato referendario. Il M5S perde un decimale e scende al 12,2%.

Nel centrodestra, Forza Italia sale all’8,3% e allunga sulla Lega, che però recupera un decimale attestandosi al 7,3%. AVS resta stabile al 6,5%. Futuro Nazionale di Vannacci si conferma al 3,6%, mentre Azione scende di due decimi al 3,0%, tornando a ridosso della soglia di sbarramento. Italia Viva cresce al 2,4%.

La fiducia in Meloni: ancora sotto il 40%

Chiudiamo con la fiducia nella premier Giorgia Meloni. Il dato aggregato positivo — sommando “molto” (25,8%) e “abbastanza” (12,9%) — si ferma al 38,7%, ancora al di sotto della soglia psicologica del 40%. Il 52,0% dichiara nessuna fiducia, il 9,1% poca.

Sondaggi politici elettorali TP 27 marzo 2025, fiducia in Giorgia Meloni

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